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Interessi moratori, sbagliare costa

L’errore nel calcolo e nel versamento degli interessi moratori rende nullo il ravvedimento operoso del contribuente. A niente serve invocare l’applicazione dei principi di tutela e affidamento della buona fede sanciti dallo statuto del contribuente. L’ufficio è legittimato a richiedere il pagamento delle sanzioni in misura piena oltre ai maggiori interessi moratori rispetto a quelli calcolati e versati dal contribuente.

È, in estrema sintesi, il contenuto della recente ordinanza n. 14298 dell’8 agosto scorso emessa dalla sesta sezione civile della Corte di cassazione con la quale i giudici di legittimità hanno risolto, alla radice, il conflitto fra le due disposizioni in gioco: l’articolo 13 del dlgs n. 472/1997 relativo al ravvedimento operoso e l’articolo 10 della legge n. 212/2000 sulla tutela dell’affidamento e della buona fede per gli errori del contribuente.

Sbagliare il calcolo degli interessi moratori dovuti rende dunque nullo il ravvedimento operoso esponendo il contribuente alle sanzioni nella misura piena del 30% dell’omesso o carente versamento. Non importa l’entità dell’errore di calcolo. Possono bastare pochi euro per non far perfezionare il ravvedimento operoso.

Inutile invocare la buona fede e la tutela dell’affidamento del contribuente dimostrando che si è trattato di un mero errore di calcolo mentre la volontà di ricorrere al ravvedimento era palese. Per i giudici di legittimità le norme dello statuto del contribuente «… sono, in alcuni casi, idonee a prescrivere specifici obblighi a carico dell’amministrazione finanziaria e costituiscono, in quanto espressione di principi già immanenti nell’ordinamento, criteri guida per il giudice nell’interpretazione delle norme tributarie, ma non hanno rango superiore alla legge ordinaria; conseguentemente, non possono fungere da norme parametro di costituzionalità, né consentire la disapplicazione della norma tributaria in asserito contrasto con le stesse».

L’oggetto del contendere. Una società, a fronte di un omesso versamento di imposta sul valore aggiunto, procede nei termini previsti dall’articolo 13 del dlgs 472/1997 a effettuare il ravvedimento operoso versando l’intera imposta dovuta, le sanzioni nella misura ridotta e gli interessi moratori calcolati al tasso legale con maturazione giorno per giorno dalla data di scadenza del versamento fino alla data del ravvedimento.

A seguito di detto versamento la società viene raggiunta da una cartella esattoriale nella quale l’ufficio richiede le sanzioni in misura piena (30%) e la differenza per interessi moratori. Tale richiesta è motivata dal mancato perfezionamento del ravvedimento operoso dovuto ad un errato conteggio e versamento degli interessi moratori per un importo di euro 2.124,48.

I giudizi di merito. La società contribuente ricorre contro la suddetta cartella esattoriale invocando i principi di tutela dell’affidamento e della buona fede di cui all’articolo 10 dello statuto del contribuente chiedendo alla commissione provinciale di voler ritenere comunque perfezionato il ravvedimento operoso eseguito dalla società.

Il giudice di primo grado (Ctp di Milano sentenza n. 390/04/2007) accoglie il ricorso della società ritenendo che l’ufficio avrebbe dovuto valutare il comportamento e la buona fede del contribuente limitandosi a richiedere la differenza per interessi moratori.

Contro la decisione del primo grado l’ufficio propone appello.

La commissione tributaria regionale di Milano (sentenza n. 123/1/2009 del 10/11/2009) accoglie le tesi dell’ufficio confermando la legittimità della cartella esattoriale emessa a carico della società.

Secondo i giudici della regionale Lombardia, infatti, il ravvedimento operoso concernente l’omesso versamento Iva da parte della società non poteva ritenersi perfezionato per non essere stato integralmente versato l’importo dovuto. Al tempo stesso, sempre secondo i giudici dell’appello, non poteva trovare applicazione l’articolo 10 dello statuto del contribuente perché in una fattispecie come quella in esame non vi può essere alcuna collaborazione fra ufficio e contribuente dovendo il primo limitarsi unicamente all’applicazione della legge.

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