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Interessi indebiti? Nel milleproroghe spunta l’assist alle banche

di Sergio Rizzo

ROMA— Era scritto che ci avrebbero provato. Ma non che il colpo di spugna sarebbe stato così facile. I termini di prescrizione per fare causa alle banche responsabili di aver fatto pagare illecitamente ai loro clienti gli interessi sugli interessi si accorceranno improvvisamente e in modo radicale, con il risultato di far saltare chissà quante richieste di risarcimento danni, non appena la Camera approverà definitivamente il cosiddetto milleproroghe. Dove, fra le varie nefandezze infilate all’ultimo momento, è comparso un comma sbalorditivo. Questo: «In ordine alle operazioni bancarie regolate in conto corrente l’articolo 2935 del codice civile si interpreta nel senso che la prescrizione relativa ai diritti nascenti dall’annotazione in conto inizia a decorrere dal giorno dell’annotazione stessa» . Un altro geroglifico dalla portata devastante. Ricordate l’ «anatocismo» ? Termine impronunciabile, con cui veniva definita una vessazione praticata dalle banche italiane ai loro clienti, i quali si vedevano addebitare di regola ogni tre mesi gli interessi sugli interessi nel frattempo maturati e non pagati. Un meccanismo infernale, che facilmente portava il malcapitato al collasso finanziario. L’usanza venne poi abolita, con la possibilità dei clienti di rivalersi entro dieci anni. Scaduto quel termine, scattava la prescrizione. E qui sta il bello. Perché il termine di questa prescrizione finora veniva fatto decorrere dal momento della cessazione del rapporto, con la chiusura del conto corrente. Un principio sancito in molte sentenze. L’ultima, non più tardi del 2 dicembre scorso, quando la Cassazione (relatore l’ex commissario della Consob Renato Rordorf) ha rigettato un ricorso della Banca popolare pugliese contro un cliente al quale aveva dovuto restituire 113.571 euro. Appena due mesi dopo il pronunciamento non dell’ultimo giudice di pace, ma della Suprema corte a sezioni unite, ecco un emendamento al milleproroghe che ribalta la situazione, stabilendo che i termini di prescrizione decorrono non già dalla fine del rapporto fra banca e cliente, ma dall’istante in cui l’istituto ha addebitato al correntista la capitalizzazione degli interessi. Accorciando così enormemente il tempo a disposizione dei clienti per chiedere davanti al giudice le somme ingiustamente pagate: gigantesco regalo per tutte le banche. Di chi è la manina che l’ha prima scritto e poi infilato nel provvedimento passato al Senato con la fiducia? Mistero, visto che la sorpresa è comparsa nel mexiemendamento del governo. Perfino ovvio che il senatore dell’Italia dei Valori e animatore dell’associazione dei consumatori Adusbef, Elio Lannutti, punti il dito verso la lobby dei banchieri. Meno scontato, invece, che indichi anche responsabilità di qualche suo collega: «Quando ho scoperto questa vergogna, ho chiesto che venisse subito tolta dal maxiemendamento. Non c’è stato nulla da fare. Il senatore Antonio Azzollini, presidente della commissione Bilancio, l’ha anzi difesa a spada tratta davanti a me, dicendo che era una cosa giustissima e che andava approvata assolutamente» . Sindaco di Molfetta, Azzollini conosce bene le questioni bancarie anche per ragioni familiari: suo fratello Nicolò è stato presidente della locale Banca Cattolica, quindi consigliere della Banca Antonveneta, e attualmente siede nel consiglio di amministrazione della Centrale finanziaria generale.

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