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Interessi e dividendi nel bail-in

Conti deposito e deposito titoli in amministrazione salvi dal bail-in. Ma gli interessi e i dividendi da essi generati pagano i salvataggi bancari. La conferma è arrivata ieri dal Mineconomia nel corso dell’interrogazione a risposta immediata in commissione finanze alla camera. Alla richiesta dell’onorevole Cesare Sottanelli di «tranquillizzare» i risparmiatori disponendo che siano fatti salvi dal bail-in anche i profitti ottenuti dagli strumenti detenuti dalla clientela presso la banca, il neoviceministro Enrico Zanetti ha ricordato come sia escluso dall’ambito di applicazione del bail-in «qualsiasi obbligo derivante dalla detenzione da parte dell’ente sottoposto a risoluzione di disponibilità dei clienti, inclusa la disponibilità detenuta nella prestazione di servizi e attività di investimento e accessori, ovvero da o per conto di organismi di investimento collettivo o fondi di investimento alternativi, a condizione che questi siano protetti nelle procedure concorsuali applicabili».

In altri termini, i depositi titoli in custodia o in amministrazione hanno per oggetto la detenzione e la gestione da parte della banca dei soli strumenti finanziari (azioni, obbligazioni, titoli di stato, quote di fondi ecc.) di titolarità del cliente, i quali «in forza del principio di separazione patrimoniale» (ex art. 22 dlgs 58/1998) costituiscono patrimonio distinto e separato da quello dell’ente, godendo di specifica protezione. Una situazione che non si configura invece in caso di somme si denaro della clientela derivanti da quegli stessi strumenti (interessi e dividendi) e detenute presso la banca. Essendo tali ultime forme di remunerazione liquidità accreditata su conto apposito, per esse non opera la separazione patrimoniale dell’ente e, di conseguenza, anche l’esclusione da bail-in non è contemplata. La separazione patrimoniale della liquidità è infatti prevista per i soli intermediari non bancari. La tutela della rendita da interessi e dividendi, al pari della liquidità depositata, segue le tutele previste dalla Brrd – Bank recovery and resolution directive, concernenti una garanzia dei depositi per somme fino a 100 mila euro. Si ricordi che, anche nel caso lo stesso soggetto sia intestatario di due conti differenti ma detenuti presso lo stesso istituto, la garanzia è unica e si estende alla somma dei due cespiti. Zanetti ha infine ricordato come l’elenco degli strumenti esclusi dal salvataggio bancario sia «chiuso e non estendibile» e come quindi non vi sia potere di agire in tal senso se non andando contro i dettami europei. In altra sede, il ministro dell’economia Pier Carlo Padoan ha spiegato che sull’applicazione delle norme europee sul bail-in «occorre una fase transitoria accompagnata da strumenti per affrontare singoli problemi che possono colpire singoli istituti ed evitare che crisi circoscritte abbiano effetti sistemici».

Sofferenze bancarie e Gacs. Un secondo argomento sollevato ieri in corso d’interrogazione è stato quello delle cosiddette Gacs, le garanzie sulle sofferenze cartolarizzate, vendute dallo stato alle banche come tutela, qualora queste ultime decidessero di trasformare le proprie attività inesigibili in nuove obbligazioni da vendere sul mercato. Alla richiesta dell’onorevole Giovanni Paglia di una quantificazione dell’onere e dell’ammontare dei pacchetti di sofferenze in gioco, il viceministro, sentita anche Banca d’Italia, ha confermato come ad oggi non sia possibile prevedere il numero di enti creditizi che farà ricorso agli strumenti Gacs e, dunque, quali saranno gli effettivi risvolti sul sistema bancario italiano. Zanetti ha tuttavia specificato che la via percorsa da Bruxelles, d’intesa col ministro delle finanze, Pier Carlo Padoan, ha avuto come obiettivo la velocizzazione dello smaltimento delle attività inesigibili a carico dei bilanci bancari (pari complessivamente a circa 200 miliardi di euro), nell’ottica di riequilibrare i conti degli istituti e la loro capacità di finanziare l’economia reale. Non sono infine esclusi, ha precisato Zanetti, «possibili ulteriori misure per accelerare tempi di recupero dei crediti».

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