Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Interessi di mora, niente patti

È illegittima e dà diritto al risarcimento del danno la rinuncia agli interessi di mora nelle transazioni commerciali; l’obbligo di rispettare il termine dei 30 giorni per i pagamenti è applicabile a tutti i contratti pubblici, con possibilità di arrivare a 60 per oggettive ragioni legate alla natura del contratto; negli appalti di lavori pubblici sarà possibile il prestito di requisiti da parte di più imprese; ammessa la partecipazione del progettista agli appalti pubblici di lavori se prova di non essere in una posizione di vantaggio competitivo derivante dall’avere predisposto il progetto. Sono queste alcune delle novità più rilevanti apportate dalla legge europea 2013-bis approvata in via definitiva dalla camera il 21 ottobre, in attesa di essere pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale. La legge chiarisce innanzitutto, con norma di interpretazione autentica, che le previsioni del dlgs 231/2002 si applicano ai contratti disciplinati dal dlgs 163/2006, cioè a tutti i contratti di appalto e di concessione. Un secondo profilo chiarito riguarda il rapporto fra i termini di pagamento stabiliti nel decreto 231 e quelli previsti dal codice dei contratti pubblici: la regola introdotta nella legge europea 2013-bis consentirà di applicare la disciplina più favorevole al creditore. In generale, per quel che riguarda i rapporti con la pubblica amministrazione, per esempio, la regola generale del termine di 30 giorni può essere derogata (fino a un massimo di 60 giorni ma soltanto «quando ciò sia oggettivamente giustificato dalla natura particolare del contratto o da talune sue caratteristiche»).

Ma le novità maggiori riguardano la natura «gravemente iniqua» delle clausole apposte nei contratti relativamente ai ritardati pagamenti, elemento centrali rispetto alla possibile illegittimità delle clausole contrattuali. In particolare In particolare si ripropone nella normativa nazionale l’esatta formulazione dell’articolo 4, paragrafo 6, della direttiva 2011/7/UE. In primo luogo si afferma quindi che il diritto al risarcimento del danno scatti in presenza di prassi gravemente inique per il creditore relative al termine di pagamento, al saggio degli interessi moratori o al risarcimento per i costi di recupero. Sarà poi il giudice ad accertare se una prassi sia gravemente iniqua, anche se, come fa anche la direttiva, si considera per legge gravemente iniqua la prassi che esclude l’applicazione di interessi di mora (e la norma stabilisce che non è ammessa prova contraria). La disposizione presume inoltre che sia gravemente iniqua anche la prassi che esclude il risarcimento per i costi di recupero

La legge approvata il 21 ottobre incide inoltre sul codice dei contratti pubblici innanzitutto ammettendo la partecipazione del progettista di un’opera pubblica alle procedure di affidamento di appalto o concessione, anche se ad alcune condizioni. In particolare la legge modifica l’articolo 90, comma 8 del decreto 163/2006, consente al progettista di essere «affidatario dell’appalto o della concessione» laddove dimostri «che l’esperienza acquisita nell’espletamento degli incarichi di progettazione non è tale da determinare un vantaggio che possa falsare la concorrenza con gli altri operatori». Sarà certamente non semplice fornire tale prova ed è anche probabile che ciò determini, in assenza di indicazioni interpretative, un contenzioso, ma in tale modo il Codice risolve una pre-procedura di infrazione e tiene conto della precedente giurisprudenza europea. Infatti la Corte di giustizia europea (sentenza del 3 marzo 2005, C – 21/03) bocciò una norma dell’ordinamento belga che prevedeva un divieto analogo, argomentando sulla necessità di «una procedura di verifica sugli effetti distorsivi sulla concorrenza» derivanti dalla posizione di un consulente della stazione appaltante, al fine di garantire il principio di parità di trattamento.

La legge europea 2013-bis modifica anche l’articolo 49, comma 6 del codice dei contratti pubblici in tema di avvalimento (prestito dei requisiti di partecipazione alle gare), eliminando il divieto di ricorrere a più di un’impresa ausiliaria per lavori compresi nella stessa categoria di qualificazione. La norma fa in ogni caso salvo, per i lavori, il divieto di utilizzo frazionato per il concorrente dei singoli requisiti economico-finanziari e tecnico-organizzativi di cui all’articolo 40, comma 3, lettera b), che invece non si applica per gli appalti pubblici di forniture e di servizi. Modifiche vengono infine previste in materia ambientale, al decreto 152/2006, anche semplificando le modalità di pubblicità dei progetti da sottoporre a Via.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

«Non sapevo che Caltagirone stesse comprando azioni Mediobanca. Ci conosciamo e stimiamo da tanto t...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Primo scatto in avanti del Recovery Plan italiano da 209 miliardi. Il gruppo di lavoro "incardinato"...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La Cina ha superato per la prima volta gli investimenti in ricerca degli Stati Uniti. Pechino è vic...

Oggi sulla stampa