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«È interesse dell’Italia ridurre il deficit»

È con un misto di sconforto e fastidio che l’establishment comunitario ha accolto l’idea dell’ex premier Matteo Renzi di usare la spesa pubblica nei prossimi anni per rilanciare la crescita economica. La controversa iniziativa è stata attribuita all’incipiente campagna elettorale. Per ora, l’introduzione nella legislazione comunitaria del Patto di Bilancio (Fiscal Compact) non è vista come l’occasione per riformare l’intelaiatura delle regole che sottintendono ai conti pubblici.
Nel fine settimana, l’ex premier italiano ha tenuto banco, illustrando il suo controverso progetto di politica economica. Tra le altre cose, ha proposto di mantenere per i prossimi cinque anni il deficit al 2,9% del prodotto interno lordo, appena sotto al limite del ,0% del Pil, per tentare un circolo virtuoso tra rilancio dell’economia e riduzione del debito. Nel contempo, ha prospettato la possibilità che l’Italia metta «il veto all’introduzione del Fiscal Compact nei Trattati» (si veda Il Sole/24 Ore di domenica).
Alla richiesta di un commento, il portavoce dell’esecutivo comunitario Margaritis Schinas ha risposto: «Il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker ha un ottimo rapporto con il premier Paolo Gentiloni e i commissari incaricati dell’economia hanno un ottimo rapporto con il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan. La Commissione non commenta le parole di persone al di fuori della cerchia delle persone con una carica di governo».
A margine di un incontro dei ministri delle Finanze della zona euro qui a Bruxelles, durante il quale l’Eurogruppo ha confermato per il 2018 una posizione di bilancio «a grandi linee neutrale», il commissario agli affari monetari Pierre Moscovici ha spiegato che «l’interesse dell’Italia è di continuare a ridurre i suoi deficit per ridurre il livello del debito». Il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem ha aggiunto che la proposta dell’ex premier «sarebbe fuori dalle regole del quadro di bilancio».
Agli occhi di Bruxelles, l’idea di portare il deficit al 2,9% del Pil e tenerlo a questi livelli per cinque anni è discutibile per almeno tre motivi. Prima di tutto perché le regole prevedono che i conti puntino al pareggio. In secondo luogo, perché in questi anni la spesa pubblica si è dimostrata inefficace nel rilanciare la crescita economica, a cominciare dall’Italia che ha goduto di non poca flessibilità di bilancio. Infine, il paese sembra dimenticare l’enorme debito pubblico che sta lasciando alle future generazioni.
Per quanto riguarda il Patto di Bilancio, che è un trattato intergovernativo, la proposta dell’ex premier Renzi è ritenuta qui a Bruxelles a dir poco curiosa. Il Fiscal Compact dovrebbe essere introdotto “nella legislazione europea” entro il 1° gennaio 2018. A breve, la Commissione dovrebbe presentare lo strumento da utilizzare nella trasposizione. Porre il veto, se mai fosse possibile, rischia di essere fine a se stesso: gran parte delle regole sono già state assorbite nella legislazione comunitaria.
Peraltro, l’unico aspetto innovativo del Fiscal Compact è quello relativo all’obiettivo del pareggio di bilancio che deve avere valenza costituzionale. L’Italia ha già introdotto il vincolo nella propria Costituzione. Infine, anche bloccare l’incorporazione del Patto di Bilancio rischia di essere una partita fine a se stessa. L’Italia ha firmato il trattato intergovernativo, con altri 21 paesi, nel 2012. Ne è vincolato, anche se non dovesse essere trasposto nella legislazione europea. Per il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan – che ieri ha incontrato a cena i suoi omologhi francese Bruno Le Maire e tedesco Wolfgang Schäuble per una discussione sulla situazione economica e il futuro della zona euro – la proposta dell’ex premier Renzi «è un tema per la prossima legislatura». Il presidente dell’Eurogruppo ha detto di non considerare il momento dell’incorporazione del Fiscal Compact l’occasione per riaprire il negoziato sulle regole di bilancio: «È semplicemente un momento legale».
Più in generale, ha aggiunto il presidente dell’Eurogruppo, «non sarà facile eventualmente cambiare le regole, ma sono aperto al dibattito». Quanto all’idea del governatore fran cese François Villeroy de Galhau di una intesa tra una politica tedesca espansiva e una strategia francese riformista, ha ammesso che «in Olanda e in Germania i salari dovrebbero crescere di più». In buona sostanza, l’Europa discute se e come riformare i principi di politica economica, ma non nella direzione scelta dall’ex premier italiano.

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