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«Interdizione perpetua per i banchieri degli scandali»

Via libera all’unanimità del Senato alla proposta del governo di studiare norme per l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, e dagli incarichi negli istituti di credito, dei banchieri responsabili dei dissesti. La proposta, presentata dal sottosegretario all’Economia, Pier Paolo Baretta, sostitutiva di tutte le mozioni analoghe presentate dai gruppi, è stata accolta con 196 voti favorevoli, nessun astenuto e nessun contrario.

Il testo impegna l’esecutivo a realizzare «tempestivamente una normativa sulla responsabilità degli amministratori delle banche affinché sia più agevole attivare le pene accessorie, con particolare riguardo all’interdizione perpetua dai pubblici uffici» e dalle «posizioni di vertice delle banche». «Votando all’unanimità il testo del governo il Senato è riuscito ad affrontare il problema delle banche senza cadere nelle logiche di un dannoso strabismo elettorale», ha commentato soddisfatto Mauro Maria Marino, del Pd.

Logiche che tuttavia sembra ancora dominare i primi passi della Commissione Bicamerale di inchiesta sulle banche, pronta finalmente a partire dopo mesi di melina. Chiusa la lunghissima fase di designazione dei membri oggi è in calendario la prima riunione, dalla quale è attesa la nomina del presidente. Il nome più gettonato per guidare i lavori della commissione che dovrà far luce sugli ultimi scandali bancari è quello di Pier Ferdinando Casini (Ap). Non è mai stato un gran sostenitore della Commissione, anzi. E forse anche per questo oggi Casini viene considerato come figura di equilibrio, anche politico, tra le posizioni di chi vorrebbe affondare l’inchiesta della Commissione sul ruolo della Banca d’Italia, e chi su quello del governo e del suo premier di allora, Matteo Renzi.

In alternativa a Casini ci sono sempre in orbita centrista Bruno Tabacci, e lo stesso Marino. Oltre al nome di Enrico Zanetti, di Scelta civica, che dopo le convergenze su Casini sembra tuttavia aver perso ogni entusiasmo nei lavori della Commissione.

Contro l’ex presidente della Camera, poi, si schiera apertamente il M5S secondo cui la sua nomina alla guida dell’organismo «sarebbe l’ennesimo indizio del corto circuito perverso tra politica e banche». Perché Casini, sostengono, è socio della Fondazione Carisbo, azionista di Intesa San Paolo, oltre che «vicino a Cesare Geronzi e altri noti banchieri».

«Sono contento che si inizi a lavorare per squarciare il polverone» commenta il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, che a suo tempo aveva proposto, senza successo, la diffusione degli elenchi dei principali debitori delle banche.

Mario Sensini

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