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Intercettazioni, si va per gradi

Efficacia progressiva per la riforma delle intercettazioni. Approvata dal consiglio dei ministri del 29 dicembre, entrerà in vigore per tappe successive sia per consentire agli uffici delle procure di organizzare l’archivio riservato, sia per dare modo agli operatori di «digerire» le tante novità. La riforma, infatti, discussa per anni e in più legislature, nella formulazione approvata dal parlamento e dal governo Gentiloni mira a tenere insieme diverse esigenze, tutte costituzionalmente garantite: efficacia e riservatezza delle indagini penali, tutela della privacy dei soggetti estranei al processo, diritto di cronaca. Ma le soluzioni individuate hanno scontentato tutte le categorie coinvolte: per i magistrati (Anm) la riforma conferisce troppo potere alla polizia giudiziaria che dovrà fare la prima (e si teme l’unica vera) valutazione sulla rilevanza delle conversazioni intercettate; per gli avvocati (Ucpi) sarà pressoché impossibile garantire una piena difesa districandosi tra annotazioni sommarie e verbali di intercettazioni che non potranno essere copiati; per i giornalisti (Fnsi) la riforma non è che il «bavaglio» alla stampa.

Entrata in vigore progressiva delle nuove norme. Ad avere efficacia sin dall’entrata in vigore del decreto delegato che attua la legge 103 del 2017 (riforma del processo penale e dall’ordinamento penitenziario) sono infatti le sole norme che introducono il reato di diffusione di registrazioni e riprese fraudolente allo scopo di rovinare la reputazione e che «semplificano» i presupposti per richiedere l’autorizzazione a sottoporre a intercettazioni i pubblici ufficiali per reati contro la p.a. (corruzione, concussione ecc.). Non saranno necessari i gravi indizi di reato e la indispensabilità della intercettazione ai fini della prova, ma basteranno i sufficienti indizi e la semplice necessarietà.

Occorreranno invece 12 mesi affinché entri in vigore la norma che rende pubblicabile, contrariamente al divieto attualmente vigente, l’ordinanza cautelare. La disposizione è stata introdotta nella ultima versione del testo del dlgs per attenuare la stretta «giornalistica» (si veda altro servizio in pagina) e prevede un’eccezione al generale divieto di pubblicazione di tutti gli atti processuali fino al termine della udienza preliminare. La pubblicabilità scaturisce dal nuovo regime di maggior rigore e cautela nella scelta del materiale intercettato inserito a sostegno del provvedimento cautelare, che sarà relativo ai «brani essenziali» delle intercettazioni rilevanti e utili a motivare la custodia in carcere.

Il cuore della riforma, ossia la procedura di selezione a cura della polizia giudiziaria ai fini della prima trascrizione, deposito di tutto il materiale (brogliacci e annotazioni), acquisizione al fascicolo delle intercettazioni rilevanti e lo stralcio di quelle irrilevanti o contenenti dati sensibili, deposito nell’archivio riservato sotto la responsabilità del pm e la disciplina del Trojan di stato, entrerà in vigore dopo 180 giorni dalla entrata in vigore della legge.

I decreti ministeriali. Segnaliamo inoltre che entro 30 giorni dall’entrata in vigore della legge il ministro della giustizia dovrà approvare un decreto con le specifiche tecniche dei software per la captazione tramite dispositivi mobili delle conversazioni (Trojan) e un decreto per disciplinare l’accesso all’archivio riservato.

Intercettazioni rilevanti e non. Il cuore della riforma sta in questo discrimine: nel fascicolo del processo finiranno solo le intercettazioni rilevanti ai fini della prova dei fatti e che riguardano le persone indagate. Le intercettazioni irrilevanti sono tali sia in ordine all’oggetto della conversazione, che dei soggetti coinvolti, che con riguardo ai dati sensibili (a meno che queste non siano necessarie per la prova dei fatti). La disciplina dispone il divieto di trascrizione anche sommaria di queste intercettazioni e dunque sarà la polizia giudiziaria a fare la prima cernita, pur dovendo informare il pm in caso di dubbio. Il pm comunque potrà recuperare con decreto motivato il materiale ritenuto rilevante. Di tutto si potrà fare una annotazione sommaria, necessaria per la verifica da parte delle parti della effettiva irrilevanza. Al posto dell’udienza stralcio, la riforma prevede una procedura di deposito di tutto il materiale raccolto (trascrizioni delle intercettazioni rilevanti, annotazione sommaria di quelle irrilevanti, verbali con orario-luogo-dispositivo intercettato). Gli avvocati di parte avranno dieci giorni di tempo per esaminarlo, tenendo conto anche del fatto che il pm deve indicare quelle intercettazioni che secondo l’ipotesi dell’accusa saranno verosimilmente acquisite. Potranno a loro volta indicare quali ritengano debbano essere acquisite e quali invece no tra quelle indicate dal pm. L’acquisizione delle intercettazioni rilevanti avviene secondo due percorsi, a seconda che le intercettazioni siano contenute (nei brani essenziali) nella ordinanza di custodia cautelare o si sia in fase preliminare al dibattimento. Nel primo caso, è il pm che le acquisisce al fascicolo delle indagini; nel secondo è il giudice che decide a seguito del contraddittorio cartolare tra le parti. La trascrizione invece avverrà in apertura del dibattimento. Le intercettazioni irrilevanti o stralciate confluiranno nell’archivio riservato.

Claudia Morelli

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