Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Intercettazioni, i pareri delle commissioni: “Il testo va cambiato”

Intercettazioni, la nuova legge del Guardasigilli Orlando va cambiata. Non deve spettare alla polizia giudiziaria decidere quali conversazioni sono rilevanti; gli avvocati hanno diritto ad avere copie cartacee; è dannoso, e va eliminato, il frenetico riporre nell’archivio riservato ogni telefonata che a un primo esame sembra irrilevante; va garantito il diritto all’informazione. A tre settimane dalla scadenza della delega – time limit il 2 gennaio – oggi le commissioni Giustizia di Camera e del Senato voteranno il parere consultivo ( che non è vincolante, ma fa testo per possibili e futuri ricorsi alla Consulta) sulla riforma delle intercettazioni. Un parere più duro, quello del Senato, dove il relatore è Felice Casson di Mdp, ex giudice istruttore. Più favorevole quello della Camera, proposto dalla presidente della commissione Giustizia, la Pd ed ex pm Donatella Ferranti. Sarà un consiglio dei ministri subito prima di Natale a verificare possibili modifiche su cui Andrea Orlando non sarebbe contrario. Casson e Ferranti concordano su alcune anomalie, le stesse evidenziate dai capi delle sei procure più grandi – Giuseppe Pignatone ( Roma), Armando Spataro ( Torino), Giuseppe Creazzo ( Firenze) Francesco Greco ( Milano), Gianni Melillo ( Napoli), Francesco Lo Voi ( Palermo) – che hanno scritto alle due commissioni parlando di una riforma «irrealistica» e destinata a creare «notevoli problemi». Un giudizio critico cui, domenica scorsa a 1/ 2 ora in più di Lucia Annunziata, si è aggiunto quello del nuovo procuratore nazionale Antimafia Federico Cafiero De Raho: « Così com’è, la legge sulle intercettazioni, finisce per ostacolare l’esercizio delle indagini».
È questa la valutazione di Casson che parla di «Costituzione aggirata » perché la legge sul processo penale, che contiene la delega sulle intercettazioni, è stata votata con la fiducia, quindi il governo ha delegato se stesso impedendo di discutere modifiche. Nel merito, Casson chiede di cambiare il meccanismo che di fatto attribuisce alla polizia giudiziaria la selezione delle intercettazioni. Parla di «danno alle indagini » , chiede che non si stabilisca subito, all’atto dell’ascolto, se una telefonata è irrilevante, perché «la mia esperienza mi dice che io leggevo le carte due o tre volte scoprendo via via nuove connessioni e dettagli » . Netta la richiesta di concedere più spazio agli avvocati difensori, che verrebbero penalizzati dall’impossibilità di ottenere copie cartacee. Netta la critica alla norma sui Trojan Horse, i captatori informatici i cui risultati vengono esclusi per reati diversi da quelli per cui sono stati usati pur all’interno dello stesso processo. Bocciata la stretta per la stampa, che vede favorevole Ferranti, convinta che sia positivo mantenere la riservatezza sulle intercettazioni anche dopo il deposito. Anche l’ex segretaria del Csm boccia la continua trasmissione di carte all’archivio riservato e propone di renderla meno frenetica, così come chiede che alla difesa vada riconosciuto il diritto di ottenere copie.

Liana Milella

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Torna l’incubo della crescita sotto zero, con l’Europa che teme di impiantarsi nuovamente nel qu...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il chief executive officer uscente di Ubs, il ticinese Sergio Ermotti, saluta la banca con cifre del...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Le quotazioni di Borsa di Mediobanca a ottobre si sono attestate a 6,88 euro di media con scambi gio...

Oggi sulla stampa