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“Intercettazioni? Non sono il primo problema”

La riforma della giustizia? «Per ora abbiamo messo dei paletti dai quali non possiamo derogare». Reduce da un faccia a faccia in via Arenula con il Guardasigilli Andrea Orlando, il presidente dell’Anm Rodolfo Maria Sabelli ci tiene a dire: «Non abbiamo visto testi, ma al ministro abbiamo spiegato che sulla responsabilità civile e disciplinare, sulle intercettazioni e sulla prescrizione, i magistrati affermano principi per cui sono pronti a battersi».

Intercettazioni, è preoccupato per gli annunci su una maggiore tutela della privacy?
«Il ministro ha escluso interventi sui presupposti delle intercettazioni, e questo è un buon segnale. Siamo d’accordo sulla tutela della privacy, ma bisogna vedere in concreto come viene realizzata. L’eventuale divieto di riprodurre nelle ordinanze le conversazioni, da un lato rischia di trasformarsi in un abbassamento delle garanzie, sia per l’arrestato, sia ai fini del controllo diffuso sulla misura, e dall’altro neanche garantisce la riservatezza, in quanto il testo delle conversazioni resterebbe nelle informative della polizia e negli allegati».
Le intercettazioni sono un problema urgente da risolvere?
«Un problema di tutela della riservatezza esiste, però non va risolto a discapito dei diritti alla difesa e all’informazione. Francamente esistono altri problemi sul processo penale e sul piano dell’efficienza».
Per esempio allungare la prescrizione?
«Sì, ma soprattutto bloccarne il decorso dopo la sentenza di primo grado e riformare il sistema delle impugnazioni per evitarne un impiego a fini meramente dilatori».
Orlando vi ha garantito che cambia la prescrizione?
«È noto che lo farà, ma dipende come, perché ci si può limitare a un ritocco dei tempi, o andare verso una profonda riforma del sistema delle sospensione e delle interruzioni».
Parlando con lui, ha avuto l’impressione che il governo voglia andare “contro” la magistratura, o risolvere davvero dei nodi strutturali?
«Onestamente, non ho ricevuto segnali negativi. Il timore viene da dati obiettivi, come il voto alla Camera sull’emendamento Pini per l’azione di responsabilità civile diretta contro i giudici, e dall’inserimento al Senato di una nuova ipotesi disciplinare».
Coglie segnali di un Renzi che, per garantirsi il patto sulle riforme con Fi, cede sulla magistratura?
«Al momento, non vedo materializzarsi questi pericoli. Ma abbiamo stabilito principi molto netti sulla responsabilità civile, su cui siamo contrari a qualsiasi forma di azione diretta e a limitazioni della libertà di interpretazione».
La convince l’Alta corte per i processi disciplinari?
«No, affatto. Anche perché vecchie proposte di questo tipo prevedevano una composizione che riduceva la rappresentanza togata con rischi per l’indipendenza della giurisdizione».
Sarebbe un intervento punitivo?
«Lo giudicherei pericoloso».
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