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“Intercettazioni, indagini danneggiate” L’allarme dei procuratori sulla riforma

«Diritto di difesa a rischio». «Procedure dannosissime per le indagini ». «Creazione, questa sì veramente pericolosa, di brogliacci informali della polizia giudiziaria » . «Procedura macchinosa e irrealistica ». Sono queste le considerazioni negative sulla riforma delle intercettazioni che sei procuratori della Repubblica — Giuseppe Creazzo di Firenze, Francesco Greco di Milano, Giovanni Melillo di Napoli, Francesco Lo Voi di Palermo, Giuseppe Pignatone di Roma, Armando Spataro di Torino — hanno inviato alle due commissioni Giustizia di Camera e Senato che stanno esaminando il decreto legislativo del Guardasigilli Andrea Orlando. Nella nota, che Repubblica ha scoperto, e mandata anche a lui, si parla di “ collaborazione istituzionale”, ma le soluzioni di fatto smontano alcuni punti chiave della riforma. Come il sistema per bloccare le intercettazioni irrilevanti, o il divieto di concedere agli avvocati una copia cartacea delle conversazioni, o ancora l’archivio riservato.
Giunta al Senato, la nota ha prodotto due effetti opposti. L’indignazione del forzista Nitto Palma che parla di « invasione di campo » e quella di Felice Casson di Mdp che considera le osservazioni «pienamente condivisibili perché il decreto crea problemi enormi e non affronta le questioni della libertà di stampa » , temi su cui oggi scendono in piazza Montecitorio i giornalisti della Fnsi. Ma vediamo i punti critici. Innanzitutto il meccanismo per buttare via le intercettazioni irrilevanti che «crea notevoli problemi» perché «sembra poggiare su due presupposti irrealistici: che tutte le intercettazioni siano ascoltate e pienamente comprese e valutate in tempo reale e che la rilevanza di una conversazione sia sempre chiara in prima battuta » . Ma i sei dicono che «la realtà s ben diversa » . « Se la polizia giudiziaria non potesse avere a disposizione il compendio intercettato nelle settimane e nei mesi precedenti la possibilità di effettuare indagini sarebbe compromessa e non lieve sarebbe il pregiudizio per la difesa » . Al massimo la polizia potrà buttare via solo le intercettazioni che appaiono subito irrilevanti. Ma i procuratori contestano soprattutto che la polizia faccia dei “ brogliacci informali”.
La pecca del decreto s proprio questa: esso « sottrae al pm la valutazione ponderata della rilevanza e al cittadino le correlate garanzie, perché affida la selezione delle telefonate rilevanti alla polizia giudiziaria, che dovrebbe effettuarla nell’immediatezza e senza che il pm possa esercitare un controllo». Per concludere. Via solo le intercettazioni “ manifestamente” irrilevanti. Poi, ripristino delle copie cartacee per la difesa. E utilizzo delle intercettazioni raccolte dai Trojan horse, i captatori informatici, anche per i reati che si scoprono via via grazie al loro uso. A questo punto che faranno le due commissioni Giustizia e soprattutto che farà il governo quando a parlare sono i principali procuratori italiani?

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