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Intercettazioni arriva in aula la legge bavaglio

C’è l’emergenza corruzione, come dice Papa Francesco, ma il governo insiste per una stretta sulle intercettazioni. Sia contro i magistrati, che contro i giornalisti. E non solo: bisognerà stare attenti a registrare una conversazione e renderla pubblica, perché si rischiano da 6 mesi a 4 anni di carcere. Ancora: i pm avranno tre mesi di tempo per chiudere le indagini altrimenti potrebbe scattare un’avocazione. Nuovi ostacoli in vista anche per i giudici perché non saranno liberi come adesso nel contestare e contrastare le richieste dei pm. C’è un’altra mina vagante sulle toghe perché Ncd, col vice Guardasigilli Enrico Costa, porta i dati – 600 milioni di euro dal 1992 e 20,8 milioni nei primi 7 mesi del 2015 – per le ingiuste detenzioni sancite dalla Cassazione per le quali vorrebbe un’automatica trasmissione ai titolari dell’azione disciplinare.
Tutto questo in un disegno di legge monstre di ben 34 articoli che, tra domani e giovedì, sarà votato dalla Camera in prima lettura. L’Anm è in allarme e parla di “una politica che crede di compiacere il populismo penale dandogli in pasto le frattaglie di qualche inutile aumento delle pene”. Un riferimento a scippi, furti e rapine che saranno puniti un po’ più severamente. Mentre il Guardasigilli Andrea Orlando, che ha portato il ddl in consiglio dei ministri il 29 agosto 2014, e i vertici del Pd (il responsabile Giustizia David Ermini, la relatrice Donatella Ferranti, i capigruppo di Senato e Camera Luigi Zanda ed Ettore Rosato) cercano una mediazione con Ncd su intercettazioni e ingiusta detenzione, M5S preannuncia battaglia dura. Oggi alle 16, in una conferenza stampa a Montecitorio, illustreranno le negatività del testo di cui Vittorio Ferraresi, componente della commissione Giustizia, parla così: “Il governo vuole togliere i diritti agli imputati e alle vittime dei reati e limitare anche i poteri dei magistrati. Ma noi diremo no a una delega in bianco sulle intercettazioni e no alla norma Pagano”.
Il confronto in aula, da domani pomeriggio, si preannuncia caldo, anche se i tempi sono “contingentati” – 12 ore e 30 minuti per tutti i gruppi, un’ora e 11 minuti per M5S, un’ora e 52 per il Pd – da distribuire su una cospicua mole di emendamenti. L’argomento più contestato, le intercettazioni, l’articolo 29 del ddl, sarà tra gli ultimi, ma sarà anche il più sofferto. Il testo, estremamente vago, propone una delega di 10 righe al governo per stabilire “prescrizioni che incidano sulle modalità di utilizzazione cautelare dei risultati delle captazioni”, che “diano una precisa scansione all’udienza di selezione del materiale intercettativo”, con riguardo “alla tutela della riservatezza delle comunicazioni e conversazioni di persone occasionalmente coinvolte”. Il presidente dell’Anm Rodolfo Maria Sabelli parla di “delega generica e in bianco” e teme che vi si nasconda “un pregiudizio di fondo contro le intercettazioni”. Tant’è che “di fronte a ogni nuova indagine ci si scandalizza quasi più per le intercettazioni che non per la corruzione e le altre illegalità che le intercettazioni hanno scoperchiato”. Di delega “in bianco” parla anche Ferraresi di M5S. Ma di sicuro il testo non cambierà. Anzi Orlando già preannuncia che costituirà subito una commissione per scrivere il decreto legislativo e ascolterà ancora i direttori dei giornali. Nei fatti, proprio grazie alla delega, è come se il governo riformasse le intercettazioni per decreto. Con un evidente contrasto rispetto alla norma Pagano – carcere per le registrazioni abusive – che è sempre una delega, ma molto articolata. Forza Italia si prepara a chiedere che sulle intercettazioni siano già indicate le pene per chi le pubblica.
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