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Intelligenza artificiale, decalogo Ue: colmare il gap rispettando le libertà

La Commissione europea ha presentato un ambizioso pacchetto legislativo con l’obiettivo non solo di regolamentare ma anche di promuovere l’uso dell’intelligenza artificiale in Europa. Nel grande mondo digitale, il continente è in ritardo, rispetto agli Stati Uniti o alla Cina. Le regole illustrate ieri devono aiutare a recuperare il terreno perso, ma anche a difendere le libertà individuali. Contrastanti sono state le reazioni del mondo imprenditoriale e delle organizzazioni non governative.

«L’intelligenza artificiale è un mezzo, non un fine – ha detto in una conferenza stampa qui a Bruxelles il commissario al mercato unico Thierry Breton –. Esiste da decenni, ma ha raggiunto nuovi picchi grazie a nuove potenze di calcolo, offrendo un gigantesco potenziale in aree quali la salute, i trasporti, l’energia, l’agricoltura, il turismo (…). Le nostre proposte mirano a rafforzare la posizione dell’Europa e a garantire che l’intelligenza artificiale rispetti i nostri valori e le nostre regole».

Sul versante normativo, l’esecutivo comunitario ha presentato un progetto di regolamento che deve essere ora approvato dal Parlamento e dal Consiglio. Prevede la suddivisione dell’uso dell’intelligenza artificiale secondo una gradazione del rischio. Inaccettabile, e quindi bandito, è l’uso che mette in pericolo la sicurezza e la vita delle persone così come i diritti individuali. Gli altri usi sono suddivisi in altre tre categorie: a rischio alto, a rischio limitato e a rischio minimo.

Più concretamente, alla categoria del rischio elevato appartengono gli usi dell’intelligenza artificiale nella gestione delle infrastrutture di importanza critica, l’istruzione, l’occupazione, servizi pubblici e privati essenziali, il controllo delle frontiere e dell’immigrazione, l’amministrazione della giustizia, l’applicazione della legge. Come ha spiegato la vicepresidente della Commissione europea Margrethe Vestager, in tutti questi casi saranno «imposti particolari requisiti».

I sistemi di identificazione biometrica sono ritenuti ad alto rischio, spiega sempre Bruxelles. «Il loro uso dal vivo in spazi accessibili al pubblico per scopi di applicazione della legge è proibito in linea di principio». Eccezioni sono definite e regolamentate (per esempio se necessario per cercare un bambino scomparso, per prevenire una minaccia terroristica o perseguire l’autore o la persona sospettata di un grave reato penale). In ultima analisi, il riconoscimento facciale non è proibito d’emblée, ma inquadrato.

Allorché l’uso dell’intelligenza artificiale comporta un rischio limitato, la proposta di regolamento prevede particolari obblighi di trasparenza. Infine, nei casi di rischi minimi, le norme comunitarie lasciano libertà. Il controllo nell’applicazione delle regole verrà affidato in particolare alle autorità nazionali. Sanzioni potrebbero raggiungere il 6% del giro d’affari annuo mondiale dell’azienda in difetto. L’uso militare dell’intelligenza artificiale è escluso dal campo di applicazione del regolamento.

«Siamo incoraggiati dall’approccio basato sul rischio. Speriamo che la proposta sia ulteriormente chiarita per evitare inutili oneri burocratici per le aziende e gli utenti», commentava ieri Christian Borggreen, il vicepresidente dell’associazione europea dei produttori informatici (CCIA). Più cauta Rasha Abdul Rahim, esponente di Amnesty International: «La legislazione proposta non è sufficiente per affrontare i rischi dell’intelligenza artificiale nell’esacerbare il razzismo e la discriminazione».

Riassumeva sempre ieri la signora Vestager: «Vogliamo avere un approccio equilibrato (…). Il nostro obiettivo è di cogliere tutti i benefici dell’intelligenza artificiale, promuovendo l’innovazione ma al tempo stesso creando fiducia». In effetti, sul fronte più economico, la Commissione europea vuole promuovere maggiore coordinamento tra i Paesi membri, sostenendo partenariati tra il settore pubblico e quello privato, pur di rafforzare il ruolo dell’Europa a livello mondiale.

Dietro alla presentazione di ieri si nasconde anche un braccio di ferro regolamentare tra i Ventisette e gli altri grandi protagonisti mondiali, gli Stati Uniti o la Cina. Come in altri campi, l’Unione europea vuole tentare di imporre i suoi standard etici a livello internazionale.

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