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Integrativa, credito Iva al sicuro

La nuova dichiarazione integrativa mette in sicurezza anche il credito Iva che potrà essere compensato e/o rimborsato anche dopo il termine di quella già presentata.

Ma il credito emergente potrà essere liberamente compensato o utilizzato in liquidazione periodica e/o annuale, a condizione che la dichiarazione integrativa sia presentata entro il termine della dichiarazione relativa all’anno successivo.

Questo l’impatto delle nuove disposizioni sul tema, introdotte dal dlgs 193/2016, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 24/10/2016 n. 249, anche dopo le modifiche introdotte nella fase di conversione.

Per effetto della modifica all’art. 2, del dpr 322/1998, risulta integralmente revisionata la disciplina relativa alla presentazione delle dichiarazioni integrative, di cui ai commi 8 e 8-bis, ferma restando l’applicazione delle sanzioni e il possibile utilizzo dell’istituto del ravvedimento operoso, di cui all’art. 13, dlgs 472/1997.

Si ricorda che, già da tempo, il contribuente poteva presentare dichiarazioni rettificative sia a proprio favore, sia a favore dell’erario e che, recentemente, con la legge di Stabilità 2015, è stata ampliata la possibilità per il contribuente di beneficiare di sanzioni ridotte ove decida di regolarizzare autonomamente le irregolarità commesse.

Si poteva, pertanto, integrare o rettificare i redditi dichiarati, anche oltre il termine della dichiarazione dell’anno successivo e cioè fino al termine di decadenza del potere di accertamento; la dichiarazione che rettifica l’imponibile, determinando maggiori imposte dovute o minori crediti originariamente indicati, è definita «a sfavore» del contribuente e la stessa risultava disciplinata dall’art. 2, comma 8 del dpr 322/1998, consentendo al contribuente di correggere errori o omissioni, presentando un modello conforme a quello previsto per il periodo errato, entro i termini per la decadenza dal potere di accertamento.

La legge di Stabilità 2015, integrando la citata norma, ha subordinato la dichiarazione integrativa «a sfavore» del contribuente all’obbligo del ravvedimento operoso, disponendo che era possibile presentare una dichiarazione integrativa «a sfavore» «ferma restando l’applicazione dell’art. 13 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472» («ravvedimento operoso»).

Ciò significava che la dichiarazione integrativa era validamente presentata solo quando il contribuente autonomamente provvedeva al pagamento della sanzione, sebbene ridotta, mediante l’istituto del ravvedimento operoso, mentre precedentemente la dichiarazione integrativa «a sfavore» era consentita fino alla decadenza del potere di accertamento, con la differenza che se era presentata entro il termine di presentazione della dichiarazione dell’anno successivo, si poteva beneficiare delle sanzioni ridotte previste dal ravvedimento operoso, mentre se presentata oltre il termine di presentazione della dichiarazione dell’anno successivo, le sanzioni erano dovute nella misura ordinaria.

Con riferimento alla dichiarazione integrativa «a favore» del contribuente, così definita perché con essa si correggono gli errori o le omissioni che, a suo tempo, hanno determinato l’indicazione di un maggior reddito o, comunque, di un maggior debito d’imposta o di un minor credito, si ricorda che era possibile inviare la stessa entro e non oltre il termine stabilito per la presentazione della dichiarazione relativa al periodo d’imposta successivo (art. 2, comma 8-bis e art. 8, comma 6, del dpr 322/1998).

La Suprema Corte di Cassazione, preso atto dei numerosi orientamenti giurisprudenziali, tra loro contrastanti, ha chiesto alle Sezioni Unite di risolvere la questione dei tempi e dei modi per emendare le dichiarazioni, tenuto conto della particolare rilevanza dei princìpi, anche costituzionali e statutari, con possibili ricadute sull’azione dell’Amministrazione finanziaria (ordinanza 18/09/2015 n. 18383).

Inoltre, la legge di Stabilità 2015, come indicato, ha previsto che, nelle ipotesi di presentazione della dichiarazione integrativa, i termini ordinari di decadenza per l’esercizio della potestà impositiva, decorrono dalla data di presentazione della dichiarazione integrativa, ma limitatamente agli elementi oggetto dell’integrazione (comma 640, art. 1, legge 190/2014).

Quindi è intervenuto il decreto in commento il quale ha previsto che, entro i termini ordinari di decadenza, cioè, quattro anni dalla presentazione della dichiarazione, ai sensi dell’art. 43, del dpr 600/1973, è possibile presentare anche una dichiarazione integrativa «a favore», uniformando il termine con quelle «a sfavore».

In estrema sintesi, con il novellato art. 8 richiamato, si prevede la possibilità di integrare la dichiarazione dei redditi, dell’Irap e dei sostituti entro il termine disposto per l’accertamento, di cui all’art. 43 del dpr 600/1973 per correggere errori e/o omissioni sia «a favore» che «a sfavore» del contribuente.

Le conseguenze, pertanto, riguardano, in primo luogo, la cristallizzazione dei termini di accertamento, giacché l’integrativa non riapre i detti termini per tutto il contenuto dichiarato, limitando la detta riapertura agli elementi modificati e oggetto dell’integrazione e, in secondo luogo, che anche i contribuenti che modificano al ribasso il reddito già dichiarato o fanno emergere un maggior credito, possono beneficiare di un lasso di tempo maggiore per la presentare la dichiarazione modificata.

Il novellato comma 8-bis del citato decreto dispone che il credito derivante dal minor debito e/o dal maggior credito risultante dalla dichiarazione integrativa «a favore», può essere utilizzato in compensazione con l’ulteriore limite se questo tipo di dichiarazione viene presentata oltre il termine previsto per la dichiarazione successiva, poiché il credito emergente può essere utilizzato in compensazione, ma soltanto dei debiti maturati a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello di presentazione della stessa.

Con riferimento alla disciplina Iva, ferma restando l’applicazione delle sanzioni e la possibilità di utilizzare il ravvedimento operoso, di cui all’art. 13, dlgs. 472/1997, è possibile integrare la relativa dichiarazione per correggere errori e/o omissioni sia «a favore» sia «a sfavore», entro il termine previsto per l’accertamento, ai sensi dell’art. 57, dpr 633/1972, in completa analogia a quanto previsto per l’imposizione diretta.

Fabrizio G. Poggiani

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