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Integra la diffamazione l’email in molteplici copie

Inviare un’email con in copia numerosi destinatari integra il reato di diffamazione. Lo spiega la quinta sezione penale della Suprema corte di cassazione, nella sentenza 34484/2018, che ha affrontato una caso in cui un uomo inviò a ben sei funzionari doganali in copia una email estremamente diffamatoria indirizzata ad un collega. Da qui la querela per ingiuria aggravata, trattandosi appunto di una email plurima. Ma il tribunale riformò la definizione di reato, assolvendo l’uomo dalle accuse aggravate. E il funzionario chiese giustizia direttamente presso la cassazione, chiedendo che venisse riformata la sentenza assolutoria. I giudici, osservando i precedenti circa il reato di diffamazione contemporaneo, hanno accolto il motivo di ricorso del funzionario equiparandolo, però, ad un concorso di ingiuria e diffamazione ed escludendo quindi la fattispecie dell’aggravante. «L’invio di e-mail a contenuto diffamatorio», spiegano gli ermellini nel dispositivo di legge, «realizzato tramite l’utilizzo di internet, integra un’ipotesi di diffamazione aggravata e l’eventualità che fra i fruitori del messaggio vi sia anche la persona a cui si rivolgono le espressioni offensive, non consente di mutare il titolo del reato nella diversa ipotesi di ingiuria. E ancora che la missiva a contenuto diffamatorio», proseguono i giudici di piazza Cavour, «diretta a una pluralità di destinatari, oltre l’offeso, non integra il reato di ingiuria aggravata dalla presenza di più persone, bensì quello di diffamazione, stante la non contestualità del recepimento delle offese medesime e la conseguente maggiore diffusione della stessa. Secondo questa impostazione il reato, comunque ormai depenalizzato, di ingiuria, in tal caso rimane assorbito». E i giudici proseguono nell’argomentazione del principio di diritto secondo cui «il fatto che quando la corrispondenza con più destinatari avviene per via telematica», si legge, «se è vero che la digitazione della missiva avviene con unica azione, la sua trasmissione si realizza attraverso una pluralità di atti operati dal sistema e di cui l’agente è ben consapevole; di qui la conclusione che in ogni caso il fatto contestato integra quantomeno anche il reato di diffamazione».

Francesco Barresi

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