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Insolvenze, regole Ue da cambiare «Si rischia una stretta bancaria»

Se un banchiere prudente come l’amministratore delegato di Mediobanca, Alberto Nagel, parla di «bomba atomica» davanti alla commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche per quanto riguarda le insolvenze che si determineranno con la pandemia, è perché nel mondo bancario si intravede la nuova tempesta in arrivo. Una tempesta scatenata, anche questa volta, dalle regole, che risalgono a due anni fa ma sono non più adatte nel mondo post Covid-19. Si rischia una nuova stretta sul credito, che soffocherebbe la ripresa e le aziende tenute in piedi con le moratorie sui finanziamenti.

In totale, a oggi, sono stati richiesti 301 miliardi di euro di moratorie e il Fondo centrale di garanzia Pmi calcola che siano stati concessi crediti garantiti per 78 miliardi, di cui 17,2 fino a 30 mila euro (quelli coperti al 100% dallo Stato). Quanti di questi saranno nei prossimi mesi in difficoltà con i pagamenti, dato il crollo del Pil? Una stima approssimativa è del 25%, circa 100 miliardi. La presidente della Commissione banche, Carla Ruocco (M5S), arriva a stimare 130 miliardi di nuovi crediti deteriorati (i famosi npl) e per questo chiede il varo di una «bad bank nazionale». Un problema enorme per le banche, che solo dopo anni sono riuscite a ridurre il peso dei vecchi npl a 24,6 miliardi.

La nuova regola europea «molto peggiorativa», come la definisce Nagel, si chiama calendar provisioning: significa che, se il cliente non può pagare, ogni anno le banche devono accantonare un pezzo di quel credito, in maniera automatica. Se è senza garanzie lo si svaluta di un terzo all’anno,«quindi in tre anni al 100%», spiega Nagel. Se con garanzie, si va dai 7 ai 9 anni. La regola, che si applica agli npl dal 2019, grazie alle moratorie è rimasta finora nel limbo. Ma per Nagel «è importante che si rifletta su una regola sbagliata».

Da gennaio, poi, ci sarà una stretta sulla definizione di default: per privati e micro imprese basterà non pagare l’1% del debito(minimo 100 euro) perché scatti l’insolvenza. Per le imprese la soglia sale al 5%, con un minimo di 500 euro.

«Fare una giusta revisione» del calendar provisioning è una priorità dice Nagel che confida nel presidente della Vigilanza Bce, Andrea Enria: «Ci sono le basi per poter dialogare su una riforma». La Bce è già venuta incontro alle banche concedendo di non considerate come «ristrutturati» i crediti sotto moratorie e consentendo di usare parte del patrimonio in più per continuare a finanziare le imprese. Ma le banche chiedono norme flessibili fin tanto che le imprese non saranno tornate in condizione di pagare.

C’è quindi da rimettere mano alla direttiva europea sulle banche. L’interlocutore è innanzitutto Bruxelles e il commissario alla stabilità finanziaria Valdis Dombrovskis, cui l’Abi — con il direttore generale Giovanni Sabatini — e l’associazione bancaria europea hanno scritto per sollecitare l’avvio dell’iter legislativo.

Il governo italiano è in pista: «La solidità del sistema bancario è molto aumentata, come si vede dall’aumento dei coefficienti patrimoniali e dalla riduzione dei crediti deteriorati», ha detto mercoledì Roberto Gualtieri, ministro dell’Economia. «Noi condividiamo il fatto che le norme che esistono, concepite per circostanze ordinarie, possano richiedere una verifica sui loro effetti in circostanze non prevedibili, come quelle in cui ci troviamo. Abbiamo già fatto degli interventi, per attenuare la prociclicità di alcune regole, in accordo con gli altri Paesi europei, e siamo pronti a discutere altri cambiamenti, se dovesse essere necessario». Il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, sarà mercoledì 16 settembre all’ Abi e quello degli npl sarà quasi certamente uno dei temi sul tappeto.

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