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Insolvenza leggera

La dichiarazione d’insolvenza della società cooperativa esclusivamente mutualistica scatta anche per debiti inferiori a 30 mila euro. È quanto affermato dalla Corte di cassazione con la sentenza n. 9681 del 22 aprile 2013. Insomma il Collegio di legittimità ha previsto per la cooperativa esclusivamente mutualistica un tetto più basso ai fini dell’insolvenza.

Ad avviso della prima sezione civile, dunque, la dichiarazione d’insolvenza della società cooperativa esclusivamente mutualistica, a norma dell’art. 195 legge fallimentare, non è impedita dalla circostanza che l’ammontare dei debiti della società, scaduti e non pagati, sia complessivamente inferiore a 30 mila euro, non applicandosi in questo caso l’art. 15, ultimo comma della medesima legge. Ciò è possibile, spiega la prima sezione civile, perché l’articolo 15 della legge fallimentare, che nel suo ultimo comma esclude «la dichiarazione di fallimento» dell’impresa insolvente, se l’ammontare dei debiti scaduti e non pagati risultanti dagli atti e dall’istruttoria prefallimentare sia complessivamente inferiore a 30 mila euro», non è richiamato dall’art. 194 della legge fallimentare, tra le norme applicabili alla liquidazione coatta amministrativa. La stessa disposizione non è neppure richiamata, espressamente, dall’art. 195 della stessa legge a proposito dell’accertamento giudiziario dello stato d’insolvenza anteriore alla liquidazione medesima. Infatti, si tratta di una norma che introduce un’eccezione alla regola della fallibilità delle imprese, come tale insuscettibile di applicazioni analogiche a ipotesi diverse da quelle previste.

Va infatti considerato che la deroga stabilita dalla norma contenuta nell’articolo 194, che non contraddice lo stato d’insolvenza dell’impresa e non lo esclude, risponde a esigenze di economia processuale che rendono ingiustificati i tempi e i costi di una procedura fallimentare nel caso di esposizioni debitorie minori. Questa, insomma, per un verso risponde a esigenze che non possono essere automaticamente estese all’istituto della liquidazione coatta amministrativa, connotato da ragioni di pubblica utilità. Anche la Procura generale ha chiesto che fosse confermato lo stato di insolvenza della cooperativa.

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