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«Insider su Unicredit nel 2010», indagato l’uomo degli arabi

Se è fondata l’imbeccata delle autorità giudiziarie della Svizzera alla Procura di Milano, che a sua volta è andata a bussare in Unicredit per chiedere l’esibizione di una serie di atti, come investimento azzeccato c’è solo da inchinarsi alla fortuna o alla visione profetica dell’investitore: 20 milioni di euro di rapide plusvalenze sul titolo Unicredit nel 2010. Solo che tanto la visione profetica quanto l’eventuale fortuna diventano un po’ problematiche se appartengono a una persona che nel giugno 2010 era tra le poche a sapere in anticipo che il fondo di Abu Dhabi «Aabar Investments Jpd», uno dei bracci operativi del fondo sovrano degli Emirati Arabi Uniti «International Petroleum Investments Company» (Ipic), sarebbe entrato in Unicredit acquisendo il 5% per 2,5 miliardi di dollari: proprio l’allora presidente di «Aabar» (dal 2007 al 2015) e amministratore delegato del fondo sovrano di Abu Dhabi, da luglio a ottobre 2012 anche vicepresidente della banca (poi avvicendato da Luca Cordero di Montezemolo). Per questo Khadem Al Qubaisi, 46 anni, è ora indagato per l’ipotesi di reato di «abuso di informazioni privilegiate», cioè insider trading (punito con la reclusione da 1 a 6 anni).

Per i non addetti all’economia, ma non a digiuno di calcio, Al Qubaisi è ugualmente noto perché con il fondo Ipic aveva siglato uno stratosferico accordo con la squadra di calcio del Real Madrid per la trasformazione dello stadio Santiago Bernabeu. Ma adesso, da quel poco che a Unicredit è stato mostrato nella richiesta di esibizione di atti, si intuisce che il pm Isidoro Palma si stia invece interessando ai trascorsi finanziari di Al Qubaisi in banca, e in particolare ai contatti preliminari avuti dal rappresentante del fondo sovrano emiratino con Unicredit sotto forma di mail, lettere, appunti.

E’ tuttavia probabile che Al Kubaisi non si preoccupi più di tanto dell’inchiesta milanese, visti i grattacapi ben maggiori attribuitigli mesi fa dalla stampa internazionale che lo ha accreditato come disarcionato dal fondo emiratino, e forse persino già in qualche restrizione di libertà, dopo che il fondo Ipic era stato coinvolto nelle inchieste di mezzo mondo (Singapore, Svizzera, Stati Uniti, Emirati, Lussemburgo, Hong Kong) sui colossali ammanchi nel fondo sovrano della Malesia «1Mdb». Il fondo malese che, più familiare ai cinefili come finanziatore del film di Martin Scorsese «The Wolf of Wall Street», avrebbe visto defluire, anche con la sponda del fondo sovrano emiratino in possibili operazioni di riciclaggio, 600 milioni su conti riconducibili al primo ministro malese.

Luigi Ferrarella

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