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Inps, il ritorno delle dismissioni

Le dismissioni ripartono, ma non ci penserà l’Inps. Con il conferimento al “fondo dei fondi” di Invimit (la Sgr dell’Economia) di una bella fetta degli immobili non strumentali, prossimamente dovrebbero ripartire le valorizzazioni e le vendite, anzitutto agli inquilini.
L’Inps si sta riavendo adesso dall’indigestione di enti previdenziali che negli anni scorsi sono stati aggregati (Inpdai, Ipost, Sportass, Enpap, Enpals e Inpdap) e, soprattutto sotto il profilo del patrimonio immobiliare, la riorganizzazione ha dovuto tenere conto dell’enorme apporto del patrimonio Inpdap, che da solo fa oltre la metà del totale delle unità e del valore. A dirigere le operazioni sul mattone è stata chiamata Daniela Becchini, già a capo dello stesso settore nell’Inpdap: «L’Inpdap ha determinato il raddoppio dei numeri, portando il patrimonio complessivo a circa 29mila unità. E prima di andare avanti con qualsiasi progetto di dismissioni occorreva un’analisi qualitativa dei diversi patrimoni, che è iniziata subito dopo l’incorporazione». Anzitutto con una razionalizzazione logistica, eliminando i doppioni Inps-Inpdap, liberando sedi non più utilizzate ai fini strumentali e risparmiando con le locazioni passive: «Un piano – prosegue Daniela Becchini – che comporterà circa 45 milioni di risparmio al netto delle spese di riqualificazione ed è in stato di avanzata attuazione». Ne è un esempio il recupero di larga parte di Palazzo Wedekind, ora impiegata come sede istituzionale e per eventi a pagamento.
Le sedi di proprietà ora liberate, in parte già offerte sul mercato, in larga parte sono destinate al fondo Invimit per la valorizzazione. Il patrimonio a reddito è destinato a essere tutto ceduto. «È già stato selezionato un primo portafoglio da conferire in più fasi – prosegue Becchini – è già stata conclusa la due diligence ed entro l’anno si concluderà».
Il residuo Scip pesa molto: deriva dalle cartolarizzazioni degli immobili risalenti a oltre dieci anni fa, conclusesi ingloriosamente con gli enti previdenziali costretti a ricomprarsi gli immobili invenduti (provenienti dal loro stesso patrimonio) per chiudere le “cedole” con gli investitori. Ma riguarda soprattutto gli immobili dell’ex Inpdai, perché l’ex Inpdap, nel frattempo, ha venduto quasi tutto il patrimonio destinato ai conduttori. Inoltre c’è un problema di fondo: il Dm del 2014 non fa riferimento alla legge 410/2001 e il conferimento potrebbe limitarsi al non residenziale ma l’Inps sta lavorando con la Sgr per vedere come fare. «L’inserimento nello sblocca Italia delle norme di garanzia sull’opzione, con lo sconto del 30% a favore dell’inquilino acquirente, non ha risolto tutte le problematiche interpretative», segnala Becchini. «Stiamo clusterizzando i portafogli in base alle caratteristiche. Abbiamo cominciato con quelli che hanno un mercato. Il che ci consente di separare terreni, terziario, immobili da reddito e residenziale, creando diversi pacchetti di valorizzazione con perimetri coerenti per il mercato. Per le grandi sedi, poi, c’è il problema del cambio di destinazione d’uso».
Il rapporto con l’agenzia del Demanio è centrale: l’Inps offre, attraverso il canale dell’Agenzia, sedi alle altre pubbliche amministrazioni, ed è in corso l’estrapolazione dal patrimonio di immobili di tipo ricettivo per formare un aggregato più ampio con altri enti. Non sono mancate le valorizzazioni avviate autonomamente: alcuni esempi significativi sono il Teatro Quirino a Roma, messo a norma e affittato, il già ricordato palazzo Wedekind, una villa palladiana a Verona sulla quale si è vicini a un accordo di programma con il Comune per farne una struttura ricettiva. «Non possiamo spendere molto per riqualificare gli immobili da reddito – prosegue Becchini – anche lo scopo del Governo è sempre il conferimento nei fondi Invimit, ma alcuni risultati li stiamo ottenendo. Certo, far sì che le regole fiscali siano più stabili è fondamentale per trovare investitori, ora che la crisi pesa: sino al 2009 era decisamente più facile».
Sulle case di pregio, che per legge devono essere vendute senza sconti, l’Inps soffre dei ritardi della definizione giudiziale del contenzioso della passata gestione. «L’occasione dell’apporto al fondo – conclude – è un’occasione trasparente, che spero consentirà di superare le rigidità e arrivare rapidamente alla cessione».

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