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Inps e sindacati “Subito le pensioni con uscita flessibile”

ROMA.
Crollano le domande di indennità di disoccupazione, ma l’Italia, quanto a lavoro, non è un paese per giovani. A gennaio, fa notare l’Inps, ci sono state 148.185 richieste di sussidio da parte di chi ha perso il posto (considerando indennità di disoccupazione, Aspi, mini Aspi e Naspi): il 32,3 per cento in meno rispetto ad un anno prima. Il crollo è legato probabilmente alla diminuite cessazioni di lavoro legate al Jobs Act e alle trasformazione di contratti a termine in contratti a tempo indeterminato, ma l’andamento positivo non riguarderebbe i giovani.
Il loro tasso di occupazione, fa notare sempre l‘Inps, continua infatti a frenare mentre cresce quello dei più anziani. Nei prossimi anni, grazie alla riforma Fornero, gli effetti negativi sulla staffetta generazionale saranno ancor più evidenti: lo dimostra uno studio dello stesso istituto di previdenza («Possiamo avere più lavoro e di qualità? ») che mette in relazione l’innalzamento dell’età pensionabile con la frenata nell’occupazione giovanile. «Bisogna intervenire subito introducendo la flessibilità previdenziale» spiega Tito Boeri, presidente dell’Istituto. «È adesso che blocchi in uscita sono vincolati, più in là non ci saranno quindi verrà meno questa necessità. Il blocco dei requisiti anagrafici per andare in pensione ha penalizzato le assunzioni di giovani, è opportuno intervenire. Se il governo ha intenzione di farlo credo debba farlo subito». Lo stesso Boeri, nei mesi scorsi, ha presentato una proposta di riforma che prevede un anticipo nell’accesso alla pensione fino a tre anni, purché si abbia diritto – prima della decurtazione legata all’anticipo – a un assegno pari ad almeno tre volte il minimo (circa 1.500 euro al mese). E sul fatto di intervenire al più presto modificando la riforma Fornero sono d’accordo anche Cgil, Cisl e Uil che annunciano, a breve, una mobilitazione unitaria sul tema.
Un contesto di redistribuzione dei redditi nel quale vanno inseriti anche i dati sulla povertà e sulle risorse ad essa destinate. Per il 2014, ha comunicato l’Istat, si stimano in condizioni di povertà assoluta 1 milione 470 mila famiglie (4 milioni e 102 mila individui). Ma quanto a risorse per proteggere le fasce deboli (persone con disabilità, famiglia e infanzia, esclusione sociale, abitazione) la quota di spesa pubblica ad esse destinata sul totale della spesa sociale nel 2013 (10,4 per cento) era di circa dieci punti inferiore alla media Ue28. E quanto a contrasto della povertà siamo allo 0,7 per cento, meno della metà della media (1,9). «Lo Stato non può tollerare che la nascita di un figlio costituisca per tante famiglie un passo verso la povertà», ha commentato Enrico Costa, ministro per gli Affari regionali.

di Luisa Grion

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