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Inps, banca dati accessibile

ROMA
La grande banca dati dell’Inps diventa accessibile anche dall’esterno. Il Garante della privacy ha infatti dato parere favorevole all’apertura del mega-archivio dell’Istituto di previdenza attraverso una convenzione da sottoscrivere con le amministrazioni interessate. Un passaggio fondamentale per accelerare il processo di condivisione dei database soprattutto in funzione del contrasto agli abusi e alle frodi fiscali e contributive.
Il via libera del Garante permetterà di rendere operativa, per esempio, la cooperazione tre l’Inps e l’agenzia delle Entrate sul fronte dei controlli informatici del nuovo Isee che consentiranno a regime di filtrare, quasi in tempo reale, le richieste di prestazioni sociali agevolate, confrontandole con gli elementi di ricchezza censiti dall’amministrazione finanziaria (dagli immobili alle auto di lusso, dai conti correnti agli investimenti). Gli enti incaricati di ricevere le Dsu, vale a dire le dichiarazioni sostitutive uniche propedeutiche al rilascio dell’Isee (Comuni, Caf o le amministrazioni alle quali è richiesto il beneficio), sono tenuti infatti a trasmetterle subito per via telematica all’Inps che gestirà il sistema informativo Isee. E se l’agenzia delle Entrate, per quanto riguarda i dati autodichiarati, in base a propri controlli automatici dovrà segnalare all’Inps «l’esistenza di omissioni, ovvero difformità degli stessi rispetto ai dati presenti nell’anagrafe tributaria, inclusa l’esistenza non dichiarata di rapporti finanziari», per quelli su cui la stessa Agenzia non dispone di informazioni utili (nucleo familiare, disabilità, redditi esenti, auto, barche), sarà appunto l’Inps ad aprire i propri database e consentire le opportune verifiche.
Oltre che alle Entrate l’accesso agli archivi Inps sarà limitato alle pubbliche amministrazioni e ai gestori di un pubblico servizio, mentre sono esclusi Caf, patronati e intermediari. Il sì dell’Autorità è arrivato dopo un lavoro di rifinitura durato diversi mesi, in cui gli esperti dell’Istituto e i funzionari del Garante hanno via via messo sempre meglio a fuoco le misure necessarie per garantire la sicurezza dei dati e degli accessi, considerato che saranno tante le persone che – in virtù della convenzione – potranno interrogare il database, al cui interno sono racchiusi milioni di informazioni personali, molte delle quali di natura sensibile. Per ridurre al minimo i rischi, la convenzione prevede quali dati possano essere consultati e impone il divieto di chi accede di duplicare in forma massiva (per esempio, attraverso il ricorso a dispositivi automatici) i dati e di replicarli in archivi autonomi. Inoltre, sia l’Inps sia gli enti accreditati dovranno nominare un responsabile della convenzione e individuare figure tecniche che siano in grado di assicurare il livello di protezione richiesto e di verificare periodicamente lo stato dei permessi di accesso concessi.

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