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Innovazione, fondi congelati

di Carmine Fotina

È l'ennesima puntata di una storia senza fine. Centocinquanta aziende tornano a reclamare i fondi per la ricerca che si sono aggiudicati con i bandi di gara del programma "Industria 2015": dalla pubblicazione delle graduatorie sono passati da 12 a 30 mesi e, salvo minimi anticipi, non c'è ancora traccia delle erogazioni. Quasi 660 milioni che restano fermi in un cassetto mentre Pmi, università e centri di ricerca hanno già anticipato parte degli investimenti per la fase prototipale e ora sono costrette a tirare il freno.

Il programma Industria 2015, varato con la Finanziaria 2007 durante il governo Prodi, finanzia progetti di innovazione industriale che prevedono il partenariato tra aziende, centri di ricerca e università. Era stato presentato come il perno della nuova politica industriale italiana che avrebbe dovuto puntare su pochi e selezionati settori di eccellenza. Un miraggio.

In 150, tra imprenditori e responsabili dei progetti di ricerca, ripeteranno quanto già fatto un anno fa: invieranno una lettera aperta al ministro dello Sviluppo economico per denunciare i ritardi e sottolineare i danni per il sistema industriale. L'elenco è lunghissimo: tra le aziende Marazzi, Beghelli spa, Loro Piana spa, Faraplan spa, Almaviva spa, Richard Ginori, Kerakoll spa, Burgo group spa; tra le università gli atenei di Firenze, Genova, la Bocconi di Milano, tra i centri di ricerca il Cnr.

Le imprese, che in assenza di soluzioni valutano anche la possibilità di intraprendere un'azione legale, ricordano il rischio di perenzione amministrativa dei fondi. In sostanza, come disposto dalla legge 244 del 2007, trascorsi tre anni scatta l'istituto giuridico che allunga ulteriormente i tempi di risposta della Pa alla richiesta dei pagamenti (sebbene dal punto di visto giuridico il diritto ai contributi maturati non decada). La perenzione scatta a fine anno per i primi due bandi di Industria 2015, Efficienza energetica e Mobilità sostenibile, che valgono 380 milioni di contributi pubblici, e a fine 2012 per "Nuove tecnologie per il made in Italy" (280 milioni).

«Dalla pubblicazione della graduatoria ufficiale dei progetti ammessi ai finanziamenti – scrivono le aziende nella loro lettera aperta – sono passati ormai da 12 a 30 mesi e nessun soggetto ha ancora ricevuto le agevolazioni, a titolo di erogazione, come era invece previsto nelle regole del bando, a fronte di stato di avanzamento lavoro presentati da molti mesi». Un'impasse che risale alla precedente gestione dello Sviluppo economico, con Claudio Scajola al timone, e si è perpetuata sotto la gestione di Paolo Romani. Complici le notevoli farraginosità burocratiche che su questo tema hanno condizionato la direzione incentivi del ministero, precedentemente guidata da Gianluca Esposito, e rimasta per mesi senza un titolare. Solo lo scorso 13 luglio si è insediato, con un incarico ad interim, il nuovo responsabile, Enzo Donato, che sta cercando di venire a capo della montagna di arretrato accumulato. Impresa difficilissima, anche se dal ministero assicurano che proprio ieri, dopo aver incontrato alcuni rappresentanti delle aziende, sarebbero stati firmati i primi mandati di pagamento e altri dovrebbero essere sbloccati domani. Bisognerà coinvolgere anche gli esperti di Invitalia (ex Sviluppo Italia), l'agenzia che ha il compito di inoltrare le istruttorie al ministero, in quello che è un iter tutt'altro che semplice. Il ministero, poi, promette che si bruceranno le tappe per evitare la perenzione amministrativa (c'è tempo fino all'inizio di dicembre), un problema che considerati i ritardi accumulati riguarda anche tutte le altre tipologie di incentivi gestite dallo Sviluppo economico.

Gli archivi del ministero sono infatti stracolmi di documentazione da scongelare per far affluire i finanziamenti alle imprese. Nel caso specifico di Industria 2015, ha influito di certo anche la difficoltà per i proponenti di ottenere dalle banche le complesse fideiussioni chieste dal ministero e il credito per partire con le prime fasi dei lavori. I tempi, tra un intralcio e l'altro, sono diventati estenuanti: tra le 150 aziende che si sono unite per sollecitare un cambio di passo, sono diverse quelle che hanno presentato progetti addirittura nell'autunno 2008, hanno ottenuto il decreto di concessione a distanza di un anno, hanno raggiunto il primo Sal (stato avanzamento lavori) a giugno-luglio 2010.

 

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