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«Innocente, l’accusa non mi limita» E Sala torna a guidare Milano

«Torno a fare il sindaco, certo della mia innocenza verso un’accusa che non costituisce un condizionamento della mia attività». Tre righe. Nel cuore del lungo comunicato affidato a Facebook. Beppe Sala è di nuovo in sella. Sindaco a tutti gli effetti. Interrotta l’autosospensione decisa dopo aver saputo a mezzo stampa che era indagato per falso in merito all’appalto sulla piastra di Expo. La scelta finale è arrivata dopo l’ultima riunione ieri mattina con i suoi legali: non esistono altri capi di imputazione oltre quelli già notificati.

La scelta irrituale È però il momento di togliersi qualche sassolino dalle scarpe: «Avrei potuto limitarmi a una risposta “normale”, e forse anche un po’ scontata, di “fiducia nell’operato della magistratura”. Ma io non credo che le cose si debbano sempre risolvere così. Ho fiducia nella magistratura, certo. Ma non posso negare il mio stupore nell’aver appreso la notizia dalla stampa. Mi direte, non è certo la prima volta. Vero, ciò nondimeno dobbiamo tutti insieme fare uno sforzo per non considerare la cosa “normale”. Non lo è se riguarda un cittadino e non lo è se riguarda il sindaco di Milano, con le responsabilità che porta verso la collettività». Definisce la sua «una scelta irrituale». «Ho deciso di autosospendermi poiché su un punto non si può transigere: un amministratore pubblico ha nell’integrità morale l’elemento insostituibile della propria credibilità. Ne va della dignità personale e della concreta possibilità di agire nell’esclusivo interesse dei cittadini». Ancora: «So perfettamente di non aver mai goduto di nulla che non fosse il mio regolare stipendio e di non aver mai utilizzato i miei poteri per favorire qualcuno». Al post hanno risposto più di 1400 cittadini. Al 99 per cento solidali. Una telefonata è arrivata dal premier Paolo Gentiloni. Un’altra da Matteo Renzi.

L’emergenza terrorismoQuesta l’ufficialità. Ma la decisione di Sala era già maturata lunedì pomeriggio, poi le immagini di Berlino lo hanno definitivamente convinto: «È un momento difficile per tutti e ciascuno è responsabile per quello che gli compete. Non è sicuramente il momento per chiamarsi fuori», ha spiegato al telefono agli amici sentiti mentre in tivu scorrevano le immagini dell’ennesimo attentato e ancora preoccupati per l’eventualità di sue dimissioni. Gli stessi amici che, andandolo a trovare questi giorni a casa, lo avevano descritto come un «leone in gabbia». Perché, d’accordo fare la provocazione per ribadire la propria correttezza e dirittura morale e allo stesso tempo dare anche un segnale alla magistratura, ma per uno che ha la testa del manager è difficile delegare e dimenticarsi di tanti dossier amministrativi aperti restando chiuso nel proprio appartamento .

Scenari giudiziariDurante gli incontri con i legali e con lo staff, tuttavia, la domanda che è piu volte rimbalzata è stata quella sulla eventualità di un rinvio a giudizio nei prossimi mesi. Garanzie che questo non accada non ne esistono. «Vedremo a quel punto», ha ripetuto ai suoi il sindaco. Di certo vale quello che ha detto anche agli assessori: «La solidarietà di tanti sindaci mi ha fatto molto piacere e mi ha dato grande determinazione». Chi gli ha parlato spiega che oggi è quasi come se Sala si sentisse paladino delle battaglie di tanti primi cittadini che per varie ragioni non si sono mai fatti sentire: quelli che ogni giorno sono in trincea per dare risposte ai problemi quotidiani dei cittadini, che non sempre hanno dai governi centrali l’aiuto che si aspetterebbero e che spesso sono nel mirino delle Procure. Come ha sottolineato lo stesso presidente dell’Anci, Antonio Decaro. Un disagio diffuso e nascosto e si spiegherebbe cosi, secondo Sala, la massiccia adesione all’appello a suo sostegno. Un solidarietà che lo rende piu forte e meno solo. Oggi si riprende il lavoro.

Maurizio Giannattasio

Elisabetta Soglio

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