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Iniziato l’assedio ai soliti furbetti

Dopo gli incentivi, i ristori e i sostegni arrivano le ispezioni. I miliardi che si sono riversati su aziende e lavoratori autonomi, infatti, possono aver attirato l’interesse anche di imprenditori senza scrupoli, pronti ad approfittare dell’occasione. Almeno è questo il sospetto che è venuto all’Ispettorato nazionale del lavoro (Inl) che ha messo a punto anche per quest’anno un piano straordinario di controlli sulle «misure a sostegno del reddito»: appunto gli aiuti a favore di aziende e lavoratori, che da più di un anno sono targati solo e soltanto «Covid». L’obiettivo è stanare i comportamenti illeciti, con controlli mirati, che per lo più dovrebbero venire effettuati entro il primo semestre dell’anno. In realtà è assai abbondante il fiume di denaro che è passato dalle casse pubbliche, mediante l’Inps, nelle casse delle aziende o direttamente nelle tasche dei lavoratori. L’ultimo monitoraggio, proprio dell’Inps, effettuato al 31 marzo, registra 4.264.828 domande di cui autorizzate 3.853.698 e respinte 342.433, interessando più di 3,7 milioni di lavoratori. I lavoratori che, sempre per Covid, hanno ricevuto invece anticipi di cassa integrazione direttamente dalle aziende (le quali li hanno recuperati o li stanno recuperando attraverso la compensazione sui versamenti contributivi periodicamente dovuti) sono oggi oltre 3,5 milioni: dunque in totale 7,2 milioni di lavoratori hanno staccato un assegno da parte dello Stato. In questo contesto di grandi numeri (e risorse), ha ragionato l’Inl, è possibile che si nascondano anche soggetti approfittatori. Per esempio, lavorando in nero per raddoppiare gli introiti: quelli da lavoro e quelli pubblici di sostegno. Per il Documento di programmazione delle ispezioni dell’Inl, la possibilità che ciò sia vero è molto alta nelle aziende che hanno trasformato o hanno riqualificato rapporti di lavoro in periodi immediatamente precedenti le richieste di cassa integrazione nelle varie forme; così pure nelle aziende che hanno fatto domanda d’iscrizione o di ripresa d’attività o di modifiche dell’inquadramento con effetto retroattivo, in periodi immediatamente precedenti le richieste di cig. Ed è proprio in queste aziende che gli ispettori si apprestano a bussare per verificare sul campo l’effettiva necessità degli ammortizzatori sociali.

Anche in materia fiscale non si scherza. La percezione di contributi a fondo perduto non dovuti comporta infatti l’applicazione del reato previsto dall’articolo 316 ter del codice penale che, per somme superiori a 4 mila euro, prevede addirittura la reclusione da sei mesi a tre anni, oltre alla confisca, oltre a sanzioni pecuniarie che possono arrivare fino a un milione di euro.

La speranza è che questa volta i soliti furbetti non la passino liscia.

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