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Inizia la fase 2: le disposizioni attuative

Cura Italia: misure di sostegno a lavoratori e imprese al vaglio delle disposizioni attuative. In molti casi perché gli aiuti previsti nel decreto legge n.18 del 17 marzo 2020 siano effettivamente utilizzabili saranno necessari uno o più decreti attuativi. In altri casi, come ad esempio per tutti i crediti d’imposta concessi alle imprese e ai lavoratori autonomi, sarà invece necessario istituire i necessari codici tributo per l’utilizzo degli stessi, nei modelli di pagamento F24. Più in generale per molte delle disposizioni contenute nel decreto Cura Italia occorrerà attendere che gli enti preposti (Inps, in primis) mettano a disposizione degli interessati i modelli di domanda per accedere alle varie agevolazioni. Oltre a questi aspetti di carattere prettamente tecnico e procedurale, occorre inoltre osservare che quasi tutti i bonus e le agevolazioni contenute nel decreto in commento, hanno un limite di spesa stabilito dalle singole disposizioni. Ciò significa che se le domande che verranno presentate supereranno quelle stimate dall’esecutivo, molti dei bonus e degli indennizzi quantificati dal «Cura Italia» finiranno per ridursi in proporzione. Tornando ai decreti attuativi in alcuni casi le singole norme prevedono un termine massimo entro il quale gli stessi dovranno essere adottati, disponendo così la tempistica di accesso ai singoli benefici. È il caso, tanto per fare un esempio concreto, del credito d’imposta concesso alle imprese e ai lavoratori autonomi per le spese relative alla sanificazione degli ambienti di lavoro. In tale ambito l’articolo 64 del decreto legge n.18/2020, prevede espressamente che attraverso un decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, da adottare entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del suddetto decreto legge, verranno stabiliti i criteri e le modalità di applicazione e di fruizione del credito d’imposta anche al fine di assicurare il rispetto del limite di spesa previsto (50 milioni di euro per l’anno 2020). In altri casi invece le singole disposizioni agevolative, pur prevedendo la necessità di un successivo intervento attuativo, non dispongono un termine, lasciando per così dire nel limbo l’efficacia delle previsioni stesse. È il caso dell’estensione ai lavoratori autonomi e agli imprenditori della possibilità di accesso al c.d. Fondo Gasparrini per richiedere la sospensione, fino ad un massimo di 18 mesi, delle rate dei mutui prima casa. In tale contesto l’articolo 54 del decreto legge prevede infatti l’intervento di un decreto di natura non regolamentare del Ministro dell’economia e delle finanze nel quale potranno essere adottate le necessarie disposizioni di attuazione, senza però stabilire alcun termine per l’emanazione dello stesso. Nessun termine viene inoltre previsto nei casi in cui la disposizione normativa preveda l’attivazione delle misure agevolative sulla base di una domanda o di una apposita istanza da parte dei singoli interessati. È il caso, ad esempio, delle famigerate indennità di 600 euro una tantum che potranno essere richieste ai sensi dell’articolo 27 dai liberi professionisti, non iscritti in ordini, titolari di partita Iva alla data del 23 febbraio 2020 e dai lavoratori titolari di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa attivi alla medesima data, iscritti alla Gestione separata Inps. Tale indennità, si legge nel terzo comma della disposizione in commento, verrà erogata dall’Inps stesso, previa domanda da parte dei singoli interessati, nel limite di spesa complessivo di 203,4 milioni di euro per l’anno 2020. Fino a che l’Inps non avrà reso disponibile il modello di domanda per l’accesso a tale indennità una tantum è ovvio che la disposizione, almeno dal punto di vista pratico, è inefficace.

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