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Iniezioni rapide di liquidità

I big data a salvaguardia delle imprese. Che l’emergenza finisca a giugno 2020 o a fine anno, occorreranno importanti sostegni pubblici a favore di imprese e famiglie e la tenuta dei mercati finanziari. È però necessario che le risorse arrivino il più velocemente possibile nelle casse delle imprese, così da evitare che la metà delle società in difficoltà vadano in crisi. Dall’utilizzo di procedure digitali più snelle, all’investimento, da parte di un soggetto pubblico, in titoli cartolarizzati emessi dal cessionario del credito attraverso il digital invoice financing; le misure volte a dare un sostegno immediato alle imprese, puntano all’utilizzo della tecnologia e dei big data. Sono alcune delle idee prospettate dal Cerved nel report «Nessun impresa deve fallire per il Covid-19».

Finanziamenti Pmi. Le garanzie attivate dal dl n. 23/2020 dovrebbero generare finanziamenti per 400 miliardi, attraverso il Fondo centrale di garanzia (per le pmi, con meno di 500 addetti) o attraverso Sace (per le Pmi e il resto per le aziende con più di 500 addetti). Tuttavia, oltre al capitale, fondamentale per l’efficacia dei finanziamenti è la tempistica. Il credito, infatti, deve essere fatto fluire nel sistema produttivo nel più breve tempo possibile. Questo non può essere fatto con i tempi e le procedure standard, ma occorrono strumenti che immettano più velocemente il credito.

Sistemi di scoring. L’analisi tempestiva del rischio di credito è un primo step per accelerare le procedure. Attraverso il rafforzamento dei sistemi di scoring, è possibile impiegare algoritmi che misurano in modo puntuale e tempestivo il rischio di credito, così da individuare in modo più efficiente le imprese più sicure. Utilizzando modelli di score, sarebbe possibile fornire, con un’istruttoria snella e veloce, la liquidità alle imprese meno rischiose, mentre le valutazione del credito dovrebbero essere dedicate alle imprese più fragili, con score negativi, al fine di distinguere fra imprese che hanno comunque prospettive di sviluppo, nonostante gli indicatori negativi, da quelle che non ne hanno.

Piattaforme di digital invoice financing. L’investimento, da parte di un soggetto pubblico, in titoli cartolarizzati emessi dal cessionario del credito attraverso piattaforme di digital invoice financing, consentirebbe alle imprese di ottenere liquidità in tempo quasi reale, con la possibilità di effettuare le operazioni online. Le imprese selezionate, una volta iscritte a una delle piattaforme, potrebbero «caricare» su queste le fatture elettroniche da cedere con meccanismi di «drag and drop». La maggior parte dei controlli (ad es. sul merito di credito del cedente e del debitore ceduto) avverrebbe online e con rapidità. La decisione (c.d. «time to yes») sarebbe immediata, mentre il corrispettivo della cessione sarebbe incassato in pochi giorni.

Capitalizzazione delle imprese. Saranno molte le imprese che richiederanno capitale di rischio. Per venire incontro alle società, secondo il Cerved, sarebbe utile permettere la conversione di nuovi finanziamenti iniettati nel sistema («prestiti Covid») in strumenti partecipativi (Sft), con possibilità per le banche di cederli, a certe condizioni e ad un determinato prezzo, a un veicolo pubblico che li gestisca. In questo modo, la liquidità iniettata nel sistema non eviterebbe le perdite per le società che potrebbero avere patrimonio netto negativo al termine dell’emergenza. La banca potrebbe, dunque, far credito anche in presenza di dati che non lo consentirebbero; l’impresa avrebbe, in caso di necessità, capitale a lungo termine e lo stato impegnerebbe, in modo indiretto, solo una parte del capitale, senza i ritardi che si avrebbero con un intervento di finanziamento diretto delle imprese.

Pagamento dei debiti della p.a. Secondo le stime della Banca d’Italia la pubblica amministrazione deve ancora 53 miliardi di euro alle imprese. La piattaforma della p.a. per la certificazione delle fatture non permette all’impresa di trovare un acquirente, rendendo così più lente le procedure di liquidazione delle fatture. Per smobilizzare velocemente questi 53 miliardi sarebbe sufficiente permettere ai soggetti privati di collegare le proprie piattaforme di sconto commerciale con la piattaforma della Pa, per vendere le fatture agli investitori interessati e senza maggiori oneri per lo Stato.

Big data per riavviare velocemente la produzione. L’utilizzo dei big data ridurrebbe i costi per le imprese causati dall’emergenza sanitaria. I dati di fatturazione elettronica permettono di ricostruire i legami commerciali tra le imprese e le catene di fornitura e potrebbero essere anche utilizzati per identificare le filiere di imprese e settori connessi e programmare la ripresa dell’attività economica. Attraverso i big data sarebbe possibile evitare anche individuare le produzioni che non mettono in pericolo la salute dei lavoratori, evitando blocchi che comportano solo perdite economiche.

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