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Iniezione di liquidità in sei mosse

Sono sei le leve che il Governo intende utilizzare per restituire alle imprese liquidità vitale in piena crisi. È il ministro dell’Economia, Vittorio Grilli, a delineare i punti essenziali dell’operazione, senza soffermarsi per ora sull’eventuale emissione di titoli di Stato, in attesa di capire quanto si riuscirà a liberare con le altre iniziative messe in campo.
Il potenziale aumento del debito complessivamente di 40 miliardi in due anni «è il tetto massimo» ed è legato ad alcune variabili, spiega infatti Grilli. «Bisogna monitorare la velocità con cui le amministrazioni riusciranno a pagare e considerare la cassa che gli enti territoriali hanno presso la Tesoreria. Va ricordato inoltre l’effetto positivo che potrà esserci sul rapporto debito/Pil, perché questa è un’azione importante per stimolare l’economia. Se aumenta un po’ il numeratore, speriamo che il denominatore ci aiuti in maniera molto importante ad invertire la tendenza».
Alla base del piano di pagamenti, i cui dettagli per la verità andranno meglio chiariti nei prossimi giorni, c’è una distinzione di fondo tra debiti legati alle spese correnti (già contabilizzate nel deficit e che impattano solo sul debito pubblico) e debiti connessi alle spese in conto capitale (investimenti), che vengono contabilizzati in fase di “cassa” (in questo caso si impatta sia sul deficit sia sul debito).
Enti territoriali
L’apertura arrivata da Bruxelles consente di aprire spazi di manovra su entrambi i fronti. Lo scostamento dello 0,5% rispetto alle stime di deficit per quest’anno è il passe-partout per allentare il Patto di stabilità interno. In questo capitolo rientrano tre interventi. Con il primo si allentano i vincoli del Patto per consentire l’utilizzo degli avanzi di amministrazione disponibili (parte delle risorse già nella disponibilità di cassa dei Comuni e Province ma bloccate nei bilanci). Punto due: si consente alle Regioni di sforare il tetto di spesa per sbloccare i pagamenti da effettuare in favore di Comuni e Province. Infine, si prevede l’istituzione di fondi rotativi per assicurare a Regioni, Comuni e Province la liquidità che non hanno in cassa. Gli enti territoriali avranno un obbligo di restituzione in un arco temporale certo e sostenibile. Quest’ultimo punto sarebbe ancora oggetto di valutazione dei tecnici, per individuare lo strumento che dovrà alimentare i fondi rotativi: tra le ipotesi la Cassa depositi e prestiti (anche se ci sarebbero perplessità) oppure la Tesoreria unica presso la quale, in base a una norma del decreto Cresci Italia, erano state trasferite giacenze degli enti territoriali per un ammontare di circa 8,6 miliardi di euro.
Sanità e cofinanziamento Ue
Si punta anche sulla concessione di anticipazioni di cassa per sbloccare i debiti del comparto sanitario, «che verranno successivamente restituite secondo un piano di rientro finanziariamente sostenibile». La liquidità per le imprese, secondo le intenzioni di Palazzo Chigi, verrà alimentata anche con la deroga alle spese 2013 per i cofinanziamenti nazionali dei fondi Ue. In particolare, si lavora per liberare dai vincoli del Patto di stabilità interno i 12 miliardi di cofinanziamenti nazionali che ancora restano da spendere da qui all’ottobre 2015.
Infine, nel menu di Palazzo Chigi, rientrano i rimborsi fiscali pregressi a carico dello Stato: non più tardi di martedì scorso è stata annunciata l’erogazione nei prossimi giorni di 1,2 miliardi di euro (che portano il totale dei primi tre mesi 2013 a 2,5 miliardi). Si dovranno ora dettagliare le erogazioni successive.
Certificazione
Il sistema della certificazione dei crediti adottato nei mesi scorsi dal Governo non ha funzionato. Grilli lo ammette senza giri di parole. «Le stime dei debiti parlano di decine di miliardi, mentre le nostre evidenze sono che le richieste di certificazione sono nell’ordine delle decine di milioni.
È un meccanismo indiretto che non ha portato a un sollievo sufficiente». Ora, prosegue il ministro, le Pa potranno intraprendere le procedure ordinarie per pagamenti che in buona parte sono già certi. Solo dopo scatterà la rendicontazione ex post.

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