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Ingorgo al Senato, slitta il Jobs act

A rischio il timing fissato dal governo sull’esame del Jobs act al Senato. Nel calendario di Palazzo Madama stabilito ieri dalla conferenza dei capigruppo, il Ddl delega che era stato inserito all’ordine del giorno nella settimana dal 15 al 17 luglio, non compare più nella nuova programmazione dei lavori dell’Aula che arriva fino a venerdì 25 luglio.
«Lo slittamento è conseguente a quello sul Ddl con le riforme istituzionali – spiega il relatore, il presidente della commissione Lavoro, Maurizio Sacconi (Ncd) – prima del Ddl avranno la precedenza due decreti legge in esame al Senato e due Dl provenienti dalla Camera. Noi non rinunciamo all’obiettivo di dare il via libera a fine luglio o prima della pausa estiva. O comunque di mettere l’Aula in condizioni di farlo».
È indubbio che il rinvio darà al governo più tempo per sciogliere il nodo relativo all’articolo 4 del Ddl delega che riguarda il contratto a tutele crescenti, su cui la maggioranza è divisa. A nulla è servito il vertice tra maggioranza e governo di lunedì scorso ed è stata cancellata una nuova riunione prevista originariamente per oggi pomeriggio con il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, chiamato a presentare una proposta su cui far convergere l’intera maggioranza prima del voto (peraltro questa mattina Poletti è impegnato al consiglio dei ministri per la delega sulla riforma del terzo settore).
Sull’articolo 4 l’area centrista della maggioranza, ovvero Ncd, Sc, Udc, Popolari per l’Italia e Sv, converge sull’emendamento presentato da Pietro Ichino che ripropone la premessa del decreto legge Poletti, sull’adozione del testo unico semplificato della disciplina dei rapporti di lavoro, con l’introduzione del contratto a tempo indeterminato a protezione crescente, senza alterare l’attuale articolazione delle tipologie contrattuali. La tutela reale dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori scatterà solo per i licenziamenti discriminatori, in tutti gli altri casi verrà corrisposta un’indennità crescente, in base all’anzianità di servizio. Il Pd, invece, è favorevole a sperimentare una nuova tipologia contrattuale, il contratto di inserimento a tutele crescenti che congela ai neoassunti, solo per il periodo di prova, l’applicazione dell’articolo 18.
In commissione Lavoro dove si stanno esaminando gli oltre 450 emendamenti presentati ai 6 articoli del Ddl delega, proprio a causa delle divergenze nella maggioranza il voto sull’articolo 4 (con la delega al governo sul riordino delle forme contrattuali) è stato rinviato a martedì 15 luglio. «È necessario proseguire con celerità l’esame della delega lavoro – sostiene la capogruppo Pd in commissione Lavoro, Annamaria Parente – dobbiamo fare in fretta e approvarla come è stato annunciato entro l’estate. È una delle riforme che il Paese attende». Ieri sono stati approvati gli emendamenti agli articoli 1 e 2 (con le deleghe al governo in materia di ammortizzatori sociali e di politiche attive), questa mattina si proseguirà con l’articolo 3 (delega al governo in materia di semplificazione delle procedure).
Con il voto di maggioranza e opposizione ha avuto il via libera un emendamento che introduce il fascicolo elettronico unico, una sorta di carta d’identità destinata a registrare il percorso educativo, formativo, professionale e contributivo di ciascun lavoratore, con le transizioni che danno luogo ai sussidi (in caso di disoccupazione, ma anche di maternità), che servirà per ricollocarsi. Un altro emendamento approvato adegua le sanzioni, allo scopo di renderle effettive, nei confronti dei lavoratori beneficiari di sostegno al reddito che non accettino un nuovo posto di lavoro che gli viene offerto.

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