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Ingiunzioni, nuovi termini non retroattivi

di Stefano Rossi

Overrulling, lo definiscono gli anglosassoni. In pratica, l'effetto della recente lettura delle sezioni unite della Cassazione (sentenza 19246/2010) sull'abbreviazione dei termini per costituirsi in un giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, non può avere effetto retroattivo.

È quanto emerge dalla sentenza 82/2011 del tribunale di Cassino depositata il 31 gennaio. In particolare, il secondo comma dell'articolo 645 del Codice di procedura civile dispone esclusivamente la riduzione a metà dei termini di comparizione senza nulla stabilire in ordine al dimezzamento dei termini di costituzione. Così, la precedente giurisprudenza, richiamando gli articoli 163-bis e 165, riteneva che la riduzione a metà dei termini di costituzione fosse rimessa alla facoltà dell'opponente di concedere all'opposto termini a comparire ridotti della metà (Cassazione 18203/2008). Quindi, l'opponente, anziché valersi dell'articolo 645, poteva assegnare al convenuto il termine ordinario di comparizione o anche uno maggiore, costituendosi entro i 10 giorni successivi alla notifica dell'opposizione, e soltanto in presenza di una riduzione dei termini di comparizione anche i termini di costituzione dovevano ritenersi automaticamente ridotti alla metà. In tal modo, anche se l'opponente si fosse costituito oltre il termine di cinque giorni ma entro i dieci giorni successivi alla notifica dell'opposizione, la stessa non poteva essere dichiarata improcedibile (tribunale Novara, 12 maggio 2010).

Lo scenario muta radicalmente con la sentenza delle sezioni unite per cui nel procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo, la riduzione della metà del termine di costituzione dell'opponente-debitore consegue «automaticamente» alla proposizione dell'opposizione, indipendentemente dalla scelta dell'opponente di fissare all'opposto-creditore un termine di comparizione inferiore a quello ordinario (Cassazione 11436/2009).

Una decisione – ha affermato il Consiglio nazionale forense in un comunicato dello scorso ottobre – che sta provocando nei tribunali un grave allarme, per la conseguenza, ritenuta devastante dall'avvocatura, che la tardiva costituzione dell'opponente (oltre il termine di cinque giorni) va equiparata alla sua mancata costituzione e comporta l'improcedibilità dell'opposizione. Il tribunale di Cassino si inserisce in questo scenario respingendo l'eccezione di improcedibilità dell'opposizione a decreto ingiuntivo poiché alla parte processuale nessuna colpa può esserle attribuita se è incorsa in errore circa l'applicazione di una norma processuale in base a una consolidata interpretazione giurisprudenziale (tribunale Catania, 7 dicembre 2010). In sostanza, la condotta processuale pur erronea trova spiegazione e giustificazione nell'affidamento creato dalla giurisprudenza pregressa, in base al principio del giusto processo che impone di garantire l'effettività del contraddittorio e dei mezzi di azione e di difesa nel processo (Cassazione, 15811/10; tribunale Milano, ordinanza 13 ottobre 2010). Ebbene, lo strumento processuale utilizzato dalla giurisprudenza di merito al fine di scongiurare numerose pronunce di improcedibilità delle opposizioni iscritte a ruolo prima del mutamento di indirizzo, è quello della rimessione in termini della parte processuale ai sensi dell'articolo 153 (Corte d'appello Ancona, 15 novembre 2010).
 

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