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Ingegneri, crediti bloccati

Sblocca crediti con il contagocce per i professionisti che vantano crediti verso la p.a. L’allarme arriva dal Consiglio nazionale degli ingegneri, che in una nota diffusa ieri ha evidenziato come molto spesso i propri iscritti si vedano negare dalle banche l’ok alla c.d. cessione «pro soluto». Il problema è legato ad un ostacolo normativo-contabile, per la cui rimozione si chiede l’intervento del Ministero dell’economia e delle finanze.

L’art. 37 del dl 66/2014 (legge 89/2014) ha consentito a chi vanta verso la p.a. crediti per somministrazioni, forniture, appalti e prestazioni professionali di cederli a un istituto di credito. La cessione opera «pro soluto», nel senso che dal momento del suo perfezionamento libera il creditore originario dalle conseguenze dell’eventuale inadempimento del debitore. Essa, inoltre, può contare su una garanzia statale che dovrebbe consentire al cedente di spuntare condizioni particolarmente vantaggiose rispetto a quelle di mercato: le banche, infatti, possono applicare una percentuale di sconto (comprensiva di ogni onere e commissione) non superiore all’ 1,90% in ragione d’anno per importi ceduti sino a 50 mila euro, ovvero all’1,60% in ragione d’anno per importi eccedenti i 50 mila euro.

Ma per i professionisti, tale meccanismo il più delle volte si inceppa. Il problema è che esso, per espressa previsione normativa, si applica esclusivamente ai crediti commerciali di parte corrente maturati al 31 dicembre 2013 (purché certificati dall’amministrazione debitrice). In base alle norme della contabilità pubblica, tuttavia, le spese sostenute dalla pa per incarichi quali le progettazioni o le consulenze assegnate a professionisti esterni, quando sono direttamente collegabili con un’opera pubblica, devono essere allocate fra quelle in conto capitale.

Da qui il «non possumus» delle banche, che di fatto taglia fuori la maggior parte dei professionisti. In pratica, solo le spese per prestazioni professionali non direttamente riferibili a investimenti, quali ad esempio le consulenze di natura giuridica, economico-aziendale, fiscali, sulla sicurezza e salute dei lavori, sono classificate come spese correnti e quindi rientrano nel perimetro della cessione pro soluto.

Gli ingegneri non contestano il modus procedendi degli istituti bancari, ma chiedono una revisione normativa o una circolare che consenta di considerare l’effettiva natura delle spese (di fatto correnti, anche se contabilizzate nel conto capitale), anche per evitare disparità di trattamento

«Il Cni», afferma il presidente Armando Zambiano, «si sta muovendo affinché il Ministero dell’economia e delle finanze si adoperi molto rapidamente per un chiarimento ed eventualmente per una modifica del comma 1 dell’art 37 del dl 66, che determina, nei fatti, l’esclusione di molti liberi professionisti dalla possibilità di cessione pro soluto dei propri crediti vantati nei confronti della p.a. Chiediamo, pertanto, che tutte le prestazioni professionali siano considerate esattamente per quello che sono, ovvero spese di parte corrente, mettendo un punto finale su una vicenda, quella dei debiti contratti dal p.a., mai pagati, che non fa onore a questo paese».

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