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Ing dice addio al contante in Italia: chiudono Atm e casse automatiche

Per capire se si tratti solo di un caso isolato o se invece sia solo l’inizio di un processo più ampio, e destinato magari ad allargarsi ad altre realtà bancarie, servirà tempo. Di certo colpisce che Ing, una delle banche più note in Italia, con oltre 1,3 milioni di clienti e una presenza fisica in tutto il nostro paese, abbia deciso di fare un passo per certi versi paradossale: il gruppo olandese, secondo quanto raccolto dal Sole 24 Ore, ha infatti comunicato alla propria clientela italiana che a partire dal 1 luglio chiuderà tutti i propri Atm e le casse automatiche. Così facendo, la banca darà di fatto addio al cash, perchè dismetterà l’intera filiera relativa alla gestione del contante e i suoi relativi costi.

Chi vorrà, va detto, potrà ancora prelevare contanti ma lo potrà fare esclusivamente presso gli sportelli Atm di altri istituti bancari, mentre il versamento degli assegni avverrà a fronte dell’invio della documentazione via posta assicurata alla sede.

La mossa di Ing in Italia rappresenta un unicum nel panorama italiano e di fatto europeo. Anche perché non arriva da una banca puramente digitale (e che quindi per definizione non ha mai avuto una propria rete di sportelli) ma da un gruppo con un modello misto, che nel nostro paese ha combinato alla forte presenza digitale quella fisica, con una rete di atm e casse automatiche (63 quelle oggetto di chiusura) ma anche di filiali, rete che sarà analogamente oggetto di rivisitazione.

Di fatto, quindi, per l’istituto si tratta di un passo indietro rispetto a un’attività – quella della gestione del contante – ritenuta non più strategica né profittevole, complice l’uso sempre più diffuso dei canali digitali da parte della clientela. La decisione di Ing diventa ancor più interessante se si considera che il gruppo è considerato per alcuni aspetti un precursore, tanto da aver lanciato nel 2001 in occasione dello sbarco in Italia il primo conto deposito online italiano (Conto Arancio), precorrendo così i tempi relativi a un trend che si sarebbe imposto negli anni a venire. D’altra parte è chiaro che la decisione, se mai venisse adottata anche da altre banche, aprirebbe riflessioni anche sul futuro e la sostenibilità delle reti degli Atm nel loro complesso, sul loro utilizzo condiviso e sui relativi costi. «Stiamo evolvendo verso un modello cashless e sempre più mobile-first – spiega Alessio Miranda, Country Manager di Ing in Italia – Questo per rispondere alla preferenze dei nostri clienti».

Dietro la decisione del gruppo olandese c’è la presa d’atto di un cambiamento oramai ineludibile, che anzi la pandemia ha accelerato nel corso dell’ultimo anno, un processo che vede un uso sempre più rarefatto del cash a vantaggio dei pagamenti digitali e in particolare via smartphone. «Il 96% della clientela opera solo tramite canali digitali, 7 su 10 prediligono lo smartphone», spiegano dalla banca. Da qua la decisione di Ing di concentrare gli sforzi degli operatori attivi in filiale sui prodotti a valore aggiunto, come consulenza su prodotti e investimenti. Ciò però implicherà una revisione anche della stessa rete, come detto. Nel dettaglio, la banca passerà dagli attuali 30 punti fisici sparsi sul territorio nazionale (17 filiali a cui si aggiungono 13 Arancio store) a 23 punti, composti da 6 hub e 17 “Arancio Store”, con una riduzione di 7 punti fisici. Negli hub presenti nella città più rilevanti (Milano, Torino, Padova, Roma, Bologna, Napoli) i clienti potranno ottenere consulenza e supporto su tutti i prodotti e servizi (conti correnti, prestiti personali, mutui, coperture assicurative e investimenti) mentre gli “Arancio Store”, di cui 13 già esistenti e 4 di prossima apertura, saranno gestiti da liberi professionisti monomandatari.

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