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Infrastrutture, il piano Biden alza al 28% l’imposta societaria

La Casa Bianca l’ha chiamato, con ingannevole semplicità, American Jobs Plan. Ma il paragone, per impatto, vuol essere in realtà con grandi momenti di svolta, con il New Deal di Roosevelt o la Great Society di Lyndon Johnson. Il disegno di Joe Biden per il rilancio delle infrastrutture americane – che ha l’ambizione di combattere piaghe economiche e sociali e proiettare il Paese nel futuro – è stato svelato ieri, nelle sale di un popolare centro di training del sindacato dei carpentieri a Pittsburgh. Il sipario è stato sollevato sulla prima, cruciale fase: la spesa di duemila dei forse quattromila miliardi che in tutto intende mobilitare, riassunta nel discorso del presidente e in 25 pagine rilasciate dall’amministrazione dense di interventi su frontiere vecchie e nuove. Sui trasporti come sull’eliminazione del piombo dagli acquedotti. Sul rafforzamento dell’autostrada elettronica, la banda larga per l’accesso a Internet. E su produzione e distribuzione di elettricità sempre più pulita. Ancora, su ingenti investimenti in ricerca e sviluppo, nell’innovazione industriale a cominciare dai semiconduttori.

Il forte costo del progetto rimanda fin da subito a storici predecessori: la spesa da duemila miliardi è prevista in otto anni. Tale che per finanziarla richiederà invece ben 15 anni di aumenti delle tasse sulle imprese, in particolare un incremento dell’aliquota dal 21% attuale al 28%, anche se inferiore al 35% dell’era pre-Trump. Saranno alzate anche le imposte sugli utili aziendali generati all’estero: la minimum tax viene raddoppiata al 21% e applicata sugli utili generati in ciascun Paese straniero per evitare ricorsi a paradisi fiscali.

La scommessa di Biden, che ieri ha impresso un forte rialzo a Wall Street, è che gli americani oggi siano disposti a dare inedito credito al governo e alle sue capacità di intervento, incoraggiati dall’esperienza della sua risposta alla pandemia e alla crisi. Creando un’opportunità per l’ambiziosa strategia democratica nonostante la dura opposizione dei repubblicani e di parte del business, che da giri di vite sulle imposte teme danni alla competitività. Ulteriori componenti del piano Biden, da annunciare nelle prossime settimane e pagati almeno in parte con nuove tasse sui redditi individuali più alti, dovrebbero alzare ancora il tiro, con maggiori investimenti nella cosiddetta ”infrastruttura umana”, assistenza, asili nido, istruzione, riqualificazione professionale. La grande promessa, richiamata dallo stesso nome del piano, rimane tuttavia la creazione di milioni di solidi posti di lavoro sull’onda di un ruolo costruttivo del governo. Perché, ha fatto sapere Biden, «gli investimenti pubblici come quota dell’economia sono scesi del 40% dagli anni Sessanta. E l’American Jobs Plan investirà nel Paese come mai abbiamo fatto dalla costruzione del sistema autostradale e dal successo nella corsa allo spazio».

Le iniziative annunciate, più in dettaglio, stanziano 621 miliardi per i trasporti. Con 115 miliardi verranno modernizzati oltre 32.000 chilometri di strade e diecimila ponti, a cominciare dai dieci di maggior rilievo economico. Ottanta miliardi andranno alle ferrovie e 174 a incentivi per auto elettriche. In dieci anni nascerà un network nazionale di mezzo milione di stazioni di ricarica per queste vetture. Un quinto degli scuolabus sarà elettrico. L’intera strategia ha tra i punti cardine la lotta al cambiamento climatico e una transizione energetica verso fonti rinnovabili: propone la progressiva eliminazione entro il 2035 di emissioni dalla rete elettrica, che riceverà cento miliardi.

Il manifatturiero è un altro caposaldo: 300 miliardi, che salgono a 500 con programmi di ricerca e addestramento, andranno all’”advanced manufacturing”, alla produzione d’avanguardia, compresa la ricostituzione della riserva nazionale di medicinali e vaccini anti-pandemia. Tra le altre iniziative, cento miliardi espanderanno il broadband e complessivamente 180 miliardi finanzieranno programmi di ricerca e sviluppo. Non manca, oltretutto, un’iniziale serie di interventi a sfondo più esplicitamente sociale cari ai democratici: 213 miliardi per l’edilizia popolare, 100 miliardi per risanare scuole, 400 miliardi per il sostegno ad anziani e disabili.

Venti miliardi serviranno ai collegamenti di quartieri e comunità oggi isolate e stanziamenti arriveranno a storiche università afroamericane, compreso un affiliato laboratorio nazionale sul clima. Risorse saranno dedicate, oltre che per riqualificare i lavoratori, per sostenere i sindacati.

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