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Info al fisco, ma senza tax credit

Tutti coloro che affideranno a terzi l’invio dei nuovi dati delle liquidazioni Iva o delle fatture emesse e ricevute, non avendo spese per adeguamento tecnologico, non potranno usufruire del credito d’imposta di 100 euro previsto dall’articolo 21-ter del dl 78/2010. E questo nonostante il contribuente debba far fronte a nuovi adempimenti, finora non previsti.

Ciò si ricava dal tenore letterale della disposizione introdotta dall’articolo 4 del dl 193/2016 che prevede testualmente che tale credito può essere utilizzato esclusivamente in compensazione a decorrere dal 1° gennaio 2018 e deve essere indicato nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta in cui è stato sostenuto il relativo costo per l’adeguamento tecnologico.

Tutti i contribuenti che affideranno l’invio dei dati delle liquidazioni Iva e delle fatture emesse e ricevute al professionista o all’intermediario di fiducia non sosterranno nessun costo per l’adeguamento tecnologico dei lori sistemi amministrativi per cui saranno, gioco forza, fuori dal perimetro dei soggetti che potranno usufruire del suddetto credito d’imposta.

Questa ulteriore limitazione va ad aggiungersi a quella già prevista dalla disposizione normativa che prevede la possibilità di accesso al credito d’imposta ai soli soggetti che hanno realizzato un volume d’affari non superiore a 50 mila euro.

Tornando alle questioni attinenti il credito d’imposta la norma precisa che lo stesso spetterà a tutti coloro che, essendo in attività nel 2017, adegueranno le loro strutture tecnologiche (hardware e software) per fronteggiare i nuovi obblighi di trasmissione telematica di cui all’articolo 21 e 21-bis del dl 78/2010 o che effettueranno l’opzione alternativa per la trasmissione elettronica dei loro documenti contabili ex articolo 1, comma 3, del dlgs 127/2015.

La spettanza del bonus è dunque direttamente subordinata a un costo per l’adeguamento tecnologico e alla relativa e necessaria documentazione di supporto a sua dimostrazione. Chi vorrà usufruirne dovrà infatti poter dimostrare di aver sostenuto tali costi e che gli stessi hanno avuto come finalità proprio l’adeguamento delle strutture tecnologiche in relazione ai nuovi adempimenti telematici Iva introdotti dal decreto legge n.193 del 2016.

In questo senso anche i produttori di software dovranno necessariamente specificare nelle loro fatture le implementazioni eseguite sugli applicativi aziendali per consentire ai loro utenti di poter rispettare i nuovi adempimenti telematici Iva.

Il credito, se rispettate le molteplici condizioni sopra ricordate, spetterà una sola volta e non concorrerà né alla formazione della base imponibile delle imposte sui redditi né del valore della produzione Irap.

I pochi soggetti che potranno usufruire di tale bonus, sebbene questo sia di modesto importo, dovranno inoltre caricarsi dell’obbligo di indicare nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta in cui sorge il diritto al riconoscimento dello stesso (ossia quello in cui sono sostenuti i costi per l’adeguamento tecnologico suddetto) e nelle dichiarazioni dei redditi relative ai periodi d’imposta successivi fino a quello nel quale lo stesso è stato completamente utilizzato.

Andrea Bongi

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