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Inflazione, Powell rassicura a metà

Nonostante la pandemia continui a rappresentare una minaccia per il mondo non è per il Covid che i mercati azionari hanno invertito la rotta. Anzi, se il vento è cambiato, è esattamente per il motivo opposto: gli investitori scommettono che la pandemia sarà presto sconfitta e che la ripresa dell’economia sarà rampante al punto di provocare fiammate dell’inflazione. E quindi una potenziale stretta monetaria. È questo timore che, di recente, ha messo in subbuglio i mercati con l’impennata dei tassi Usa tornati sui livelli di un anno fa e le forti vendite in Borsa.

In questo contesto di ottimismo (per la crescita) e incertezza (per l’equilibrio dei mercati nello scenario post-pandemia) sono come al solito le banche centrali a influenzare gli umori degli investitori. Christine Lagarde lo ha fatto lunedì, placando una speculazione che, per forza di cose, aveva colpito anche i bond dell’Eurozona. Ma le attenzioni erano concentrate soprattutto Jerome Powell, visto che la volatilità ha interessato soprattutto i Tbond. Ieri il numero uno della Fed è intervenuto riuscendo, almeno in parte, ad attenuare la tensione. In un’audizione al Senato Powell ha fatto sapere che, nonostante il chiaro miglioramento delle prospettive di crescita, allo stato attuale non ci sono i presupposti per rivedere il piano di stimoli monetari. «L’economia è ancora distante dagli obiettivi di crescita e inflazione che ci siamo posti» ha dichiarato il banchiere.

Allo stato attuale, la Fed sta comprando 120 miliardi di asset al mese di cui 80 in titoli di Stato i restanti 40 in titoli garantiti da mutui. «Finché la crescita non avrà raggiunto il suo potenziale e l’inflazione si sarà riportata stabilmente oltre il 2%» manterremo gli stimoli ha detto Powell che, da un lato, ha espresso ottimismo sulla ripresa dell’economia e l’andamento del piano vaccinale, dall’altro ha riconosciuto che c’è ancora un certo grado di incertezza riguardo l’evoluzione della crisi sanitaria. Tradotto: il paziente è ancora debole ed è prematuro abbassare il dosaggio dei farmaci.

Le parole di Powell hanno avuto un effetto in chiaroscuro sui listini. Il rendimento dei Treasury a 10 anni, dopo aver toccato quota 1,37% è sceso a 1,34% mentre l’indice Vix della volatilità è sceso dopo la fiammata iniziale. Quanto alla Borsa l’effetto Powell è stato di breve durata. È vero che Wall Street, partita in profondo rosso con un calo del Nasdaq di quasi il 4% nei primi scambi, ha recuperato terreno dopo Powell. Ma in serata il Nasdaq segnava ancora un calo di oltre 2 punti percentuali affossato da titoli molto rappresentativi come Apple, ieri in calo di oltre il 5% in apertura. E soprattutto Tesla, arrivata a perdere oltre il 13% anche per effetto del crollo del Bitcoin, su cui l’azienda ha investito un miliardo e mezzo di dollari.

Caso Tesla a parte «la prospettiva di una moderata ripresa dell’inflazione – spiega John Stopford , capo del fondo multiasset Ninety One – tende a determinare una rotazione nell’azionario a beneficio di titoli ciclici e a svantaggio di comparti come la tecnologia». Insomma, considerate le valutazioni molto elevate del Nasdaq, una correzione in questo scenario è da mettere in conto. Ma quanto è veramente concreta la possibilità di un ritorno dell’inflazione? Secondo Jean Marie Mercadal, capo investimenti di Ofi Asset Management, «è presto per preoccuparci di un ritorno di alti livelli di inflazione nel lungo periodo». Gli ultimi dati macroeconomici e la recente risalita del petrolio e di altre materie prime industriali lasciano credere che ci possa essere una pressione sui prezzi nel breve periodo. Meno pacifico è che questa fiammata possa consolidarsi nel medio-lungo termine per effetto, per esempio, di una risalita dei salari attualmente improbabile. In attesa di capirlo non si può fare altro che notare quanto il clima, sui mercati, sia surriscaldato. La liquidità nei portafogli degli investitori è ai minimi da marzo 2013 stando all’ultimo sondaggio di Bank of America Merrill Lynch tra i gestori. Segnale di forte propensione al rischio tra gli investitori. Giustificata? Non è chiaro.

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