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Inflazione in un anno su del 3,3%

di Stefania Tamburello

ROMA — Come se non bastasse ci sono anche le tensioni sul tasso di inflazione a complicare lo scenario dell'economia. I dati dell'Istat hanno confermato che in dicembre i prezzi al consumo sono aumentati dello 0,4% rispetto a novembre e del 3,3% rispetto ad un anno fa, a dicembre del 2011. Se guardiamo all'indice armonizzato con gli altri Paesi della Ue l'incremento tendenziale sale al 3,7% e se invece ci soffermiamo sui beni, servizi e prodotti acquistati o utilizzati con più frequenza dalle famiglie italiane il rialzo arriva addirittura al 4,3%, un punto in più del paniere complessivo, sui valori massimi dal 2008, quando cioè è scoppiata la crisi finanziaria internazionale. Infine per sapere di quanto i prezzi siano aumentati nella media del 2011, il tasso di riferimento è il 2,8%, decisamente più alto, quasi il doppio, dell'1,5% registrato nel 2010. Per il carrello della spesa, cioè i prodotti abitualmente acquistati dalle famiglie — alimentari, bevande, tabacchi, giornali, trasporti urbani, ristoranti, prodotti per la pulizia e la manutenzione della casa — la media dei rincari è stata del 3,5%.
Le cifre sono quindi varie, come lo sono gli indici. Ma due elementi restano in ogni caso fermi da qualunque visuale li si osservi: l'accelerazione progressiva dei rincari nel corso degli ultimi mesi e il ruolo trainante dei prodotti energetici, carburante innanzitutto e poi le tariffe elettriche e il gas. Tali aumenti hanno contribuito a determinare quasi un terzo del tasso d'inflazione medio annuo. Del resto solo per dicembre l'Istat ha rilevato una crescita delle quotazioni del 15,8% per la benzina verde e del 24,3% per il gasolio. Ma non c'è dubbio che sull'aumento dei prezzi in generale abbiano anche «influito i provvedimenti previsti dalla manovra fiscale di settembre e, in particolare, l'aumento dell'aliquota dell'Iva». Al di là dei carburanti si sono fatti sentire anche gli aumenti per caffè (+16,7%) e per i biglietti aerei (+18,3% in un solo mese). Sono comunque i rincari del carrello della spesa a preoccupare le associazioni dei consumatori: secondo il Codacons questi rincari si sarebbero tradotti, cifra più cifra meno, in una maggiore spesa di 585 euro per ogni nucleo.
Ma le notizie negative non arrivano solo dall'Istat. Secondo i dati del dipartimento delle Finanze, tratti dalle dichiarazione dei redditi delle società per l'anno d'imposta 2009, la crisi sta colpendo duro nel mondo delle aziende, dove il 37% delle italiane denuncia un bilancio in rosso. In un anno le società in perdita sono aumentate del 2% e sempre più aziende risultano fallite o estinte: «La crisi economica può spiegare il forte incremento delle dichiarazioni presentate da società in situazione di fallimento, aumentate del 61,7% o estinte, salite del 52,08%», spiegano alle Finanze. Sorprendono meno le cifre sul debito e sulle entrate diffuse ieri da Bankitalia e dal ministero dell'Economia. Il debito pubblico italiano a novembre è sceso a 1.905,012 miliardi di euro, rispetto ai 1.909,1 di ottobre, ma non è significativo visto che l'importante è il rapporto col Pil. Quanto alle entrate le cifre differiscono perché diverso è il metodo di calcolo: secondo Bankitalia nei primi undici mesi del 2011 le entrate tributarie, che pure sono scese in novembre, si sono attestate a quota 330,592 miliardi di euro, in crescita dell'1,1% rispetto al corrispondente periodo del 2010. Secondo il ministero, le entrate erariali hanno registrato tra gennaio e novembre un aumento dello 0,4%, dovuto soprattutto al gettito delle imposte indirette. Forte balzo poi delle entrate relative ai giochi, cresciute del 10,6% pari a 1,2 miliardi di euro in più, grazie soprattutto ai proventi del lotto: +31,8%, pari a un incremento di 1,504 miliardi.
 

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