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Inflazione ferma nell’area euro

A sorpresa, l’inflazione resta ferma. In Eurolandia, i prezzi sono cresciuti a luglio del 2,4% annuo. Come a giugno e a maggio: sembra essersi interrotta la tendenza al rallentamento del costo della vita con la quale la stessa Banca centrale europea ha giustificato le sue ultime scelte, il taglio dei tassi di inizio luglio.
Poco è cambiato, in realtà. Se i mercati si aspettavano un 2,3%, che avrebbe segnalato la ripresa del raffreddamento dei prezzi, non sbagliavano. A prolungare la fase di stabilità è stata soprattutto la Spagna, e il suo balzo dell’inflazione dall’1,8% di giugno al 2,2% di luglio: da solo quel salto di 0,4 punti ne ha aggiunti almeno 0,05 all’inflazione di Eurolandia; e anche l’Italia, con il lieve incremento dell’inflazione armonizzata (dal 3,6% al 3,7%, che si contrappone a un dato “Istat” in calo al 3% dal 3,3%) ha dato un modesto contributo nell’impedire la prevista, e desiderata, flessione.
Cosa sia successo non è chiarissimo. I dati finora a disposizione sono provvisori, e non prevedono alcun dettaglio. Qualche indicazione aneddotica, però, c’è. In Spagna – spiega Raphael Brun-Aguerre di JPMorgan – il governo ha varato un aumento dell’Iva di tre punti percentuali, al 21%: entrerà in vigore a settembre, ma molte aziende hanno già aumentato i prezzi, in anticipo. Gran parte di quest’inflazione, dunque, è legata ai prezzi amministrati, e nulla ha a che vedere con la politica monetaria che deve fare astrazione con queste pressioni al rialzo (come da quelle derivanti direttamente dal caro petrolio, ora in raffreddamento, e dai prezzi degli alimentari). In Spagna risultano in forte aumento, come spiega l’istituto di statistica Ine, anche i prezzi dei medicinali e degli altri prodotti farmaceutici, mentre hanno sicuramente contribuito i rincari nei servizi turistici. Qualcosa di simile a quello che è accaduto in Italia, dove – come segnala l’Istat per l’indice non armonizzato – i prezzi dei pacchetti vacanza sono aumentati del 21,3% mensile per quelli nazionali e dell’8,2% di quelli internazionali (l’anno scorso il rincaro complessivo era stato dell’8,5% rispetto a un giugno meno caro di quello del 2012), quelli dei villaggi vacanze e campeggi sono saliti del 21,5% mensile (1,3% annuo) e quelli delle pensioni del 7,3% (2,5% annuo). In generale, in Eurolandia, «sembra che i saldi estivi siano stati meno aggressivi di quanto si pensasse e – spiega François Cabau di Barclays – l’inflazione per i servizi (in particolare quelli stagionali) sia stata più vivace del previsto».
Tutto questo significa poco, per ora almeno, in termini di tendenze future. Le pressioni sull’inflazione sono scarse: i prezzi alla produzione hanno frenato dal 3,1% di marzo al 2,2% di maggio (quando sono calati dello 0,4% mensile). Il numero dei senza lavoro cresce ancora, 123mila in più a giugno, anche se il tasso di disoccupazione è rimasto all’11,2%; e persino in Germania, dove i salari aumentano e l’occupazione è ai massimi, le vendite al dettaglio sono calate dello 0,1% mensile. La massa monetaria – che si proietta, quando è rilevante, molto lontano – sta infine accelerando ma resta a ritmi storicamente lenti: +2,9% annuo M1 e +3% M3 tra aprile e giugno. Non è uno scenario di surriscaldamento.

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