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Inflazione debole, euro forte Doppia sfida per la Bce

Il segno meno sul tasso di inflazione annuale di agosto nell’area dell’euro, prevista da Eurostat a -0,20%, ma soprattutto il segno più dell’apprezzamento dell’euro contro il dollaro Usa abbinato al netto cambio di strategia della Federal Reserve con l’obiettivo d’inflazione su media flessibile saranno al centro del dibattito del Consiglio direttivo della Bce domani, in una riunione che nonostante tutto si preannuncia «senza novità, senza decisioni, senza annunci» ma dai toni altamente accomodanti e premonitrice di interventi importanti futuri, anche ravvicinati. La perdurante incertezza sull’aumento dei contagi da Covid-19 , su Brexit, la conseguente fragilità della ripresa economica, le attese di un andamento preoccupante del mercato del lavoro e l’impennata in prospettiva dei debiti pubblici nazionali nell’area dell’euro, con implicazioni sulla sostenibilità nei Paesi con problemi di crescita economica, completano il contesto difficile dentro il quale la Bce di Christine Lagarde è chiamata ad elaborare le sue prossime mosse.

È passato un anno dalla riunione guidata da Mario Draghi, che nel settembre 2019 sorprese mercati ed economisti di tutto il mondo annunciando un taglio del tasso sui depositi, scesi a -0,50%, e la ripresa del Qe dal primo novembre 2019 al ritmo mensile di 20 miliardi, in un contesto tutto sommato normale. Ora, nel pieno della crisi da coronavirus puntellata dal programma straordinario di acquisti Pepp in corso da 1.350 miliardi, con un’inflazione già molto bassa che la pandemia farà calare ancora di più, con la Federal Reserve che si è dotata di una marcia in più, il mercato resta in modalità “whatever it takes” rispetto alla Bce. Le aspettative prevalenti degli operatori finanziari puntano sull’adozione di nuovi interventi di allentamento monetario, non domani ma nel corso di un autunno “caldo” e comunque entro la fine dell’anno: aumento della dotazione e della durata del programma pandemico Pepp, nuovo taglio dei tassi, condizioni ancor più favorevoli per i prestiti mirati Tltro III, forward guidance più aggressiva, aumento del moltiplicatore del tiering per le banche.

La revisione della strategia e degli obiettivi della Bce è stata annunciata lo scorso gennaio con un programma ad ampio raggio: formulazione quantitativa della stabilità dei prezzi, strumenti di politica monetaria, analisi economica e monetaria, prassi di comunicazione, stabilità finanziaria, occupazione e sostenibilità ambientale. Il riesame ha subìto un rallentamento per il Covid-19 e, stando a fonti bene informate, il tema centrale della politica monetaria non è ancora stato affrontato pienamente. E alla luce della decisione forte presa dalla Federal Reserve, la complessità della questione è maggiore. L’apprezzamento dell’euro contro il dollaro Usa complica la difficile missione di riportare l’inflazione su livelli vicini ma inferiori al 2%: tuttavia la Bce ha sempre sostenuto fermamente di non perseguire obiettivi di cambio e questo ribadirà Christine Lagarde, che si terrà ben lontana dal compromettere questa linea avventurandosi su un terreno così scivoloso. Il capo economista della Bce Philip Lane ha detto che «il cambio conta» ma il membro del Board Isabel Schnabel, in una recente intervista con Reuters, ha ribadito che la Banca non fa “targeting” del tasso di cambio, anche se monitora gli andamenti delle valute, che il deprezzamento del dollaro Usa rinvigorisce il commercio e la crescita mondiale. «Al momento» si è detta non «molto preoccupata» per l’andamento dei cambi. Schnabel ha anche sostenuto che lo scenario base delle previsioni di giugno continua ad essere «plausibile», dando così indicazione che non dovrebbero esserci sorprese domani nelle proiezioni dello staff Bce di settembre.

Più difficile, a conti fatti, sarà per la Bce disattendere a oltranza le aspettative del mercato sulla necessità di aumentare la dotazione del programma di acquisti pandemico Pepp e di allungarne la durata dal giugno 2021 al dicembre 2021. Il mercato chiede sempre di più, ha commentato Schnabel come per frenarne gli eccessi. Tuttavia in vista delle maxi-emissioni di debito pubblico aggiuntivo degli Stati dell’area dell’euro quest’anno e nel 2021, un ritocco all’insù del Pepp appare inevitabile. Lane ha detto che la Bce non stabilisce l’importo del Qe in base all’entità delle emissioni di bond attese. Ma Bank of America ha calcolato che il deficit/Pil dei Paesi dell’area dell’euro sarà del 10% nel 2020 e del 7% nel 2021, equivalente rispettivamente a 1.000 e 800 miliardi, con emissioni nette di titoli di Stato pari a 500 miliardi nel 2020 e 850 miliardi nel 2021 (esclusi BoT e Bills): di fronte a queste proiezioni, un aumento del Pepp fino a 500 miliardi aggiuntivi entro il dicembre 2021 servirà a evitare un irrigidimento non voluto delle condizioni di mercato, allargamento di spread e rialzo dei rendimenti a lungo termine.

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