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Inflazione, banche centrali e rischio bolla Ecco come gli hedge fund cavalcano la Borsa

L’inflazione e l’eventuale ritirata delle banche centrali? Preoccupa anche loro. L’eccessiva esuberanza di alcune fette importanti del mercato? Anche loro la temono. Il rischio di bolla? Ne parlano, come tutti. Dopo mesi di entusiasmo e di ottimismo sconfinato, la cautela prevale anche nel mondo degli hedge funds. La si respira nell’aria durante l’incontro annuale a porte chiuse, a cui Il Sole 24 Ore ha partecipato, che Ceresio Investors ha organizzato ieri con alcuni dei più quotati gestori di hedge fund al mondo. Un “brain storming” ad alto livello, in cui emergono varie soluzioni per navigare in mercati sempre più scivolosi. C’è chi punta sulla Cina e sull’Asia, come Zaheer Sitabkhan di Tree Line Group oppure Jinzhi Jiang di Greenwoods Am. Chi evidenzia le potenzialità dei semiconduttori, beni scarsi in un mondo che si digitalizza sempre più, come William von Mueffling di Cantillon Cm o Martin Taylor di Crake Am. Chi va diretto sullo stock picking. O chi punta gli occhi sulle tematiche Esg come Christopher Hohn di TCI. Le strategie sono tante, le idee anche. Ma un messaggio esce più o meno esplicito da tutti: investire in Borsa oggi non è facile, i rischi sono sempre di più.

I rischi (veri o presunti)

Il principale pericolo percepito oggi dagli hedge fund (e non solo) è quello dell’inflazione. Si tratta del tema che sta scuotendo i mercati da tempo. «Cresce il timore che se il costo della vita dovesse superare certe soglie, e andare anche al 3% negli Stati Uniti, la Fed potrebbe essere costretta a ritirare gli stimoli monetari. E questo potrebbe causare una certa turbolenza sui mercati, come accadde nel 2013», osserva Luigi Nardella di Ceresio Investors. Ormai è da tempo che sui mercati è questo, e non il Covid, a preoccupare davvero. E gli hedge fund, sebbene abbiano strategie più flessibili per ripararsi, non sono esenti.

L’altro rischio che emerge dalle loro parole riguarda gli eccessi del mercato americano. «I clienti ci chiedono se ci sia una bolla speculativa», afferma uno dei gestori intervenuti. A guardare bene attraverso la filigrana delle Borse, però, emerge dai loro calcoli che la bolla (cioè l’eccesso nelle valutazioni delle aziende) può interessare solo alcuni settori o titoli. Non il mercato in generale. Se si guarda la Borsa Usa, si scopre che solo il 20% delle azioni ha valutazioni elevatissime. Se si elimina questo gruppo di aziende, si vede che il resto del mercato ha valutazioni ben più basse. Bolla selettiva, insomma. Bisogna saper scegliere: questo è il messaggio che arriva dagli hedge fund.

Occhi sull’Asia

Se negli Usa le valutazioni sono talvolta tirate, i gestori di hedge fund mostrano molto più ottimismo verso l’Estremo oriente e la Cina. Da un lato per motivi macro. Calcolano per esempio che l’Asia produrrà il 50% del Pil globale e il 40% dei consumi entro il 2040. Anche i consumi in Cina crescono velocemente e ormai hanno numeri paragonabili a quelli statunitensi in volume. Ma se si guardano in base alla popolazione, si nota che sono ancora un decimo di quelli Usa. Tutti segnali che inducono a pensare i gestori di hedge fund che la Cina abbia ancora un elevato potenziale di crescita. «Ha solo inziato», sintetizza uno di loro.

Idem per al Borsa. In Cina si trova il 43% delle aziende quotate di tutto il mondo che negli ultimi 5 anni hanno registrato un tasso medio di crescita dei ricavi superiore al 15%. E si trova il 36% di quelle che hanno visto crescere gli utili oltre il 15%. Eppure la Cina è ancora sottopesata nei portafogli degli investitori: il Paese produce il 17,3% del Pil globale, ma le sue aziende compongono solo il 4,4% dell’indice Msci World. E potenzialità enormi – secondo i gestori di hedge fund – si trovano anche in altri Paesi del Far East.

Materiali strategici

Un altro tema chiave che ricorre nelle strategie degli hedge fund è quello delle materie prime o delle componenti chiave per lo sviluppo tecnologico e per la transizione energetica. Per esempio il rame. Oppure i semiconduttori: componenti sempre più scarsi, ma sempre più necessari per supportare lo sviluppo tecnologico. «Si tratta di un settore che si è consolidato molto e che è sempre più strategico nel processo di digitalizzazione globale», sintetizza Mattia Nocera di Ceresio Investors. Puntare sui semiconduttori, oppure sui materiali chimici che li compongono e che servono per renderli sempre più efficienti e piccoli, è la strategia di alcuni. Insomma: i mercati sono difficili, le incertezze maggiori, ma di soluzioni in questo simposio a porte chiuse di hedge funds (quest’anno virtuale a causa della pandemia) ne sono emerse.

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