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Inflazione ai minimi dal 2009 più che dimezzata in un anno. E il debito vola a 2.104 miliardi

ROMA — A Livorno (—0,2%), Venezia, Treviso e Palermo (— 0,1%) la deflazione è già arrivata. Nel resto dell’Italia c’è ancora il segno più, ma è sempre più debole, figlio «di mancanza di fiducia nell’arrivo della ripresa, che ha spinto gli italiani a mantenere bassa la spesa», denuncia Confesercenti. Infatti, rileva l’Istat, a dicembre l’indice nazionale dei prezzi al consumo ha registrato un aumento dello 0,2% su novembre, e dello 0,7% sullo stesso mese dell’anno precedente. Mentre il 2013 si è chiuso con una media dell’1,2%, aumento tanto più modesto se confrontato al più 3% del 2012, e dato più basso dal 2009. La dinamica è un po’ più vivace solo per i prodotti ad alta frequenza di acquisto, i cui prezzi aumentano dello 0,5% su base mensile e dell’1,2% su base annua, con un’accelerazione rispetto al più 0,8% di novembre. Non c’è stato neanche il tanto temuto aumento conseguenza del rialzo dell’Iva, che ha avuto, sottolinea l’Istat, «un effetto parziale e modesto». Prezzi così bassi, osserva Confcommercio, potrebbero favorire «un recupero del potere d’acquisto e l’aumento della fiducia», ma in realtà sono «insufficienti a stimolare una domanda che da tre anni registra una continua diminuzione perché vanificati dall’assenza di politiche incisive sul versante della riduzione del carico fiscale». I consumi arrancano anche negli Stati Uniti, le vendite al dettaglio a dicembre salgono dello 0,2% contro una previsione dello 0,4%: il 2013 si chiude con un calo del 4,2%, il peggior dato in 4 anni.
Se l’inflazione in Italia frena, il debito pubblico invece continua la sua corsa, e a novembre arriva a 2.104,1 miliardi, 18,7 in più rispetto a ottobre. Il dato diffuso dalla Banca d’Italia è tutto sommato in linea con le stime del Def, ricorda Nomisma, aggiungendo che «in dicembre vi sarà un calo anche per la manovra di correzione dei conti». In lieve calo, nei primi 11 mesi del 2013, le entrate tributarie, a 339,1 miliardi (di cui 31,2 nel mese di novembre), contro i 340,7 miliardi dello stesso periodo del 2012.
Dati che dimostrano che l’Italia è ancora in una situazione difficile, a differenza di un panorama europeo mediamente più positivo: la produzione industriale a novembre nella zona euro sale dell’1,8% su ottobre, mentre in Italia cresce appena dello 0,3%. Su base annuale, comunica Eurostat, la crescita nella zona euro (3%) è doppia rispetto a quella italiana (1,4%). E il presidente della Commissione Europea José Manuel Barroso si mostra molto ottimista davanti al Parlamento: «La recessione è alle spalle», ribadisce, ammettendo però che «la crisi non è finita », soprattutto per via della disoccupazione troppo alta. Qualche spiraglio però si vede in questa direzione anche in Italia: il ministro del Lavoro Enrico Giovannini in un’audizione al Senato ricorda che «nel terzo trimestre 2013 per la prima volta dopo 5 trimestri il saldo tra nuovi contratti
di lavoro e cessazioni è attivo », aggiungendo che «segnali di ripresa soprattutto nel manifatturiero confermano che nel quarto trimestre il Pil può tornare a crescere».

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