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Inesistente il ricorso di società cancellata

Il ricorso presentato dall’ex liquidatore di una società di capitali cancellata dal registro delle imprese contro un accertamento ricevuto dopo la cancellazione è affetto da un vizio insanabile originario del processo, che ne determina l’inesistenza. Lo ha stabilito la sezione quinta della Corte di cassazione nell’ordinanza n. 21864/2018. La vertenza riguarda un accertamento tributario per l’anno d’imposta 2000 di cui, una società di capitali cancellata dal registro imprese il 25 febbraio 2002 aveva ricevuto notifica in data 18 dicembre 2007. Riformando la decisione della Commissione tributaria provinciale che aveva accolto il ricorso e annullato l’accertamento, la Commissione tributaria regionale della Puglia aveva accolto l’appello dell’ufficio; l’accertamento con cui era stato rettificato il reddito dichiarato dalla società, veniva ritenuto legittimo dai giudici regionali che, in assenza di prova idonea, avevano ritenuto che il magazzino, oggetto di svalutazione, fosse in realtà la prova di maggiori ricavi in evasione d’imposta. Opponendo la decisione dei giudici regionali, la ricorrente deduceva la nullità della sentenza che aveva ritenuto legittimo un accertamento notificato a una società cancellata dal registro delle imprese che, in base al dlgs n. 6/2003, doveva considerarsi estinta dal primo gennaio 2004. La Cassazione ha rilevato d’ufficio che la cancellazione dal registro delle imprese avvenuta prima dell’introduzione del giudizio di primo grado, aveva tolto alla società ogni capacità processuale, e al suo liquidatore la legittimazione a rappresentarla. Il giudice supremo ha quindi stabilito che «la cancellazione dal registro delle imprese, con estinzione della società prima della notifica dell’avviso di accertamento e dell’instaurazione del giudizio di primo grado, determina il difetto della sua capacità processuale e il difetto di legittimazione a rappresentarla dell’ex liquidatore, sicché eliminandosi ogni possibilità di prosecuzione dell’azione, consegue l’annullamento senza rinvio, ex art. 382 del codice di procedura civile, della sentenza impugnata con ricorso per cassazione, ricorrendo un vizio insanabile originario del processo, che avrebbe dovuto condurre da subito a una pronuncia declinatoria di merito». Cassando senza rinvio la sentenza impugnata, la Corte di cassazione ha compensato tra le parti le spese di lite.

Benito Fuoco

( ) La ricorrente, con un unico motivo di ricorso, deduce la nullità della sentenza per violazione dell’articolo 2495, comma due, c.c., rilevando come la Ctr, a fronte della documentata circostanza che la società era stata cancellata in data 25/2/2002 e che, pertanto, alla data di notifica dell’avviso di accertamento, avvenuta il 18/12/2007, doveva considerarsi estinta dal 1° gennaio 2004, data dell’entrata in vigore del dlgs 17 gennaio 2003, n. 6, non abbia dichiarato la inesistenza della relativa notifica in quanto indirizzata al rappresentante legale della stessa, presso la sede di quest’ultima, mentre i creditori sociali non soddisfatti avrebbero potuto far valere i loro crediti nei confronti dei liquidatori, se il mancato pagamento fosse dipeso da colpa di questi.

Va rilevato d’ufficio che con la cancellazione dal R.I., avvenuta il 25/2/2002, prima dell’introduzione del giudizio di primo grado, Elettronica Sud si è estinta: la società ha perciò perso la propria capacità processuale e il suo cessato liquidatore la legittimazione a rappresentarla. Ne consegue che il liquidatore non poteva promuovere il giudizio in nome e per conto della società, peraltro priva di interesse all’impugnazione di un atto di accertamento che non poteva spiegare effetto nei suoi confronti e la cui notifica, eseguita in data successiva all’estinzione, doveva ritenersi inesistente. Trova dunque applicazione nella specie il principio già affermato da questa Corte secondo cui «la cancellazione dal registro delle imprese, con estinzione della società prima della notifica dell’avviso di accertamento e dell’instaurazione del giudizio di primo grado, determina il difetto della sua capacità processuale e il difetto di legittimazione a rappresentarla dell’ex liquidatore, sicché eliminandosi ogni possibilità di prosecuzione dell’azione, consegue l’annullamento senza rinvio, ex art. 382 c.p.c., della sentenza impugnata con ricorso per cassazione, ricorrendo un vizio insanabile originario del processo, che avrebbe dovuto condurre da subito a una pronuncia declinatoria di merito (Cass. n.5736/016). In conclusione, la sentenza impugnata va cassata senza rinvio, ai sensi dell’art. 382, n. 3 c.p.c., perché il processo non poteva essere iniziato. Il consolidarsi della giurisprudenza in epoca successiva alla presentazione del ricorso costituisce giusto motivo per la compensazione delle spese dell’intero giudizio.

PQM Decidendo sul ricorso, cassa senza rinvio la sentenza impugnata perché il giudizio non poteva essere iniziato. Dichiara interamente compensate le spese.

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