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Industriali e sindacati in trincea “Sarà un autunno terribile”

ROMA — Per imprese e operai metalmeccanici l’estate è finita ancor prima di iniziare. È già “autunno caldo”, come dimostrano i numeri della congiuntura e gli stati d’animo dei lavoratori che ieri si sono dati appuntamento a Piazza del Popolo a Roma per ricordare al Paese le 150 crisi industriali irrisolte. Innanzitutto i numeri: la produzione delle fabbriche metalmeccaniche in aprile, cioè in piena emergenza Covid, si è più che dimezzata (- 54,6% rispetto a febbraio) con le punte del settore auto (- 74,9%) e altri mezzi di trasporto (- 60,2%). Come rileva Federmeccanica, si tratta del fanalino di coda dell’intera manifattura italiana che, sempre in aprile, ha segnato una flessione “solo” del 42%. Neanche in occasione delle recessioni innescate dai mutui subprime (2008-2009) e dalla crisi dei debiti sovrani nell’eurozona (2011), si sono registrati crolli di queste dimensioni: «Ormai è una questione di sopravvivenza» avverte Stefano Franchi, direttore generale di Federmeccanica, facendo notare che il 34% delle imprese del settore prevede per i prossimi mesi tagli occupazionali. Il dramma del lavoro, appunto, in scena a Piazza del Popolo con Fim-Cisl, Fiom-Cgil e Uilm che chiamano a raccolta le delegazione operaie di un centinaio di aziende prefigurando «uno degli autunni più terribili della storia». Francesca Re David, leader dei metalmeccanici della Fiom urla dal palco che «se non arriveranno risposte sulla crisi da parte di governo e imprese sarà mobilitazione e sciopero». Le risposte, ovviamente, sono il rinnovo del contratto con Federmeccanica, il rilancio degli investimenti pubblici e privati, la proroga del blocco dei licenziamenti. «Siamo passati dal “governo Schettino”, il Conte 1 che si avvicinava agli scogli rischiando di mandare a picco la nave, al governo illusionista che racconta di soldi che non arrivano », ironizza Marco Bentivogli, alla sua ultima uscita da segretario della Fim dopo le recenti dimissioni. «Alla fine di questa emergenza e con l’alibi del coronavirus, rischiamo una catastrofe sociale ed occupazionale senza precedenti», dice Rocco Palombella, leader della Uilm, chiedendo al governo «più concretezza e meno Stati generali» e a Federmeccanica «il rinnovo del contratto più importante dell’intero sistema industriale, ma senza incrementi salariali di pochi spiccioli ». L’interlocuzione sul rinnovo contrattuale è ripresa proprio in questi giorni, ma resta in salita: «Si era interrotto bruscamente – dice Franchi – tutti siamo stati travolti da uno tsunami. Ora dobbiamo affrontare questa realtà: siamo dentro non ad una crisi ma a un dramma ». Ne sanno qualcosa all’ Unioncamere, dove le iscrizioni di nuove aziende tra marzo e maggio sono state 44 mila in meno rispetto allo scorso anno.
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