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Industria lombarda, dall’export la spinta per la ripartenza

La Lombardia guarda con un certo ottimismo al 2021 grazie alla ripartenza delle commesse arrivate dall’estero. Nel quarto trimestre dell’anno scorso gli ordini esteri hanno segnato un +2,8% a livello tendenziale e dell’8,3% a livello congiunturale. «Si scontano ancora i lockdown parziali, non severi come quello di primavera, ma devo dare atto alla straordinaria capacità delle imprese di ripartire» commenta Gian Domenico Auricchio, presidente Unioncamere Lombardia in occasione della presentazione del focus sulla regione.

Il 2020 viene archiviato con un calo della produzione del 9,8%, dell’8,2% del fatturato mentre le commesse estere si rivelano essenziali per la resilienza dell’economia della regione. Secondo il focus la domanda interna sembra che non si sia più ripresa dalla crisi finanziaria del 2008 scatenata dai mutui subprime e lo scorso anno è stato perso l’8,9 per cento.

La crisi non ha risparmiato nessun comparto industriale. «Tutti i settori chiudono l’anno con la produzione industriale negativa rispetto all’anno precedente. I settori meno penalizzati, in quanto essenziali anche durante i lockdown più duri, sono il food, la farmaceutica e la chimica – rimarca Marco Bonometti, presidente di Confindustria Lombardia -. Il mercato del lavoro regionale continua a beneficiare del blocco dei licenziamenti confermando di fatto i livelli occupazionali (-0,3%) mentre si sta progressivamente, ma molto lentamente, riducendo il numero di aziende che fanno ricorso alla Cig. Rimane preoccupante la contrazione degli investimenti (-18,6 %).Sarebbe opportuno allungare il periodo della moratoria, soprattutto per le pmi, perché per gli artigiani che cominciano a lavorare è un grosso problema dover pagare subito la rata del mutuo». Il tasso di utilizzo degli impianti è sceso al 67,2% quasi 10 punti meno rispetto al 2019. Positivo il dato del portafoglio ordini che a fine anno sale a 64,5 giorni, in linea con i 65 giorni del 2019.

Si conferma il ruolo trainante della manifattura sia in Italia sia in Europa. «Abbiamo perso meno delle aspettative grazie ai mesi estivi ed evidenziato che ancora una volta l’export è l’elemento trainante della nostra attività economica, mentre il mercato interno è al palo» continua il presidente di Confindustria Lombardia che prevede una vera ripresa a partire da metà anno ma «solo se la campagna vaccinale abbatterà l’emergenza sanitaria e se di conseguenza potranno ripartire consumi e investimenti, sostenuti da adeguate politiche pubbliche di sostegno ai settori più colpiti dalla crisi e ai settori strategici con un occhio di riguardo al credito delle imprese».

Scorrendo l’analisi settoriale emerge quanto la crisi abbia colpito la moda. Pelletteria e calzature perdono complessivamente quasi un quarto della produzione 2020, con un -23,6%. Segue il tessile (-22,3%) e l’abbigliamento (-18,2%). In grave sofferenza anche la siderurgia (-12,3%), i mezzi di trasporto (-10,9%), il legno-arredo (-10,8%), la carta-stampa (-10,7%) e l’aggregato delle industrie varie (-9,9%). I settori che meglio hanno resistito alla recente crisi sono i minerali non metalliferi (-9,4%) anche grazie al positivo effetto degli incentivi, la meccanica (-8,8%), la gomma-plastica (-7,5%), la chimica (-5,6%) e l’alimentare (-3,1%).

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