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Industria in caduta a maggio

Preoccupante quanto inaspettata caduta dell’indice della produzione industriale di maggio. Secondo le rilevazioni rese note ieri dal l’Istat, la produzione scende del l’1,2% rispetto al mese precedente. Il risultato peggiore dal novembre 2012, e un -1,8% rispetto al 2013, dopo la crescita di aprile. E un risultato che mette una seria ipoteca sulla crescita del Prodotto interno lordo (Pil) nel secondo trimestre dell’anno.
Lo stesso istituto di statistica parla di un «dato molto negativo, al di là delle previsioni», forse generato anche del lungo ponte festivo del primo maggio. I dati sono infatti corretti per gli effetti di calendario tenendo conto solo delle festività e non anche dei giorni realmente lavorati (quindi dei tanti lavoratori in ferie venerdì 2 maggio).
Nel dettaglio, la media dei primi cinque mesi dell’anno la produzione risulta aumentata appena dello 0,1% rispetto al 2013. Le flessioni mensili maggiori riguardano i beni strumentali (-1,7%), seguiti da beni intermedi e beni di consumo (entrambi a -1,5%), mentre aumenta la produzione del comparto energia (+0,8%). In termini tendenziali, invece, sono in aumento i beni intermedi (+0,5%) e calano i beni strumentali (-3,9%), l’energia (-2%) e i beni di consumo (-1,7%). Quanto ai diversi settori le diminuzioni annuali più marcate colpiscono la fabbricazione di apparecchiature elettriche e di quelle per uso domestico non elettriche (-6,5%), le altre industrie manifatturiere, la riparazione e l’installazione di macchine ed apparecchiature (-4,6%) e la fabbricazione di computer, prodotti di elettronica ed ottica, apparecchi elettromedicali, apparecchi di misurazione e orologi (-3,9%). Risultano in crescita, al contrario, l’attività estrattiva (+3,7%), la fabbricazione di articoli in gomma e materie plastiche, altri prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi (+2,9%) e le industrie alimentari, bevande e tabacco (+0,2%).
Inoltre, nel comparto mezzi di trasporto, in maggio la produzione è scesa del 3% rispetto all’anno precedente. Nei primi cinque mesi dell’anno è stato registrato comunque un aumento del 5,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (dati corretti per l’effetto calendario).
Marcata la differenza con quanto stimato a fine giugno sia del Centro studi di Confindustria che da quello di IntesaSanPaolo. Nella rilevazione relativa all’attività industriale in giugno (+0,4%), gli analisti segnalavano infatti una lieve crescita produttiva (+0,1%) in maggio.
Crescita che invece non si è verificata. Anzi, tutto il manifatturiero, spina dorsale dell’industria italiana, mette in luce un pericoloso arretramento, indice di una debolezza profonda del sistema produttivo, ancora alle prese con le conseguenze della recessione.
Nonostante una moderata ripresa degli indici di fatturato e ordinativi che interessa l’attività da inizio anno, è evidente che buona parte del l’industria arranca. «Siamo in stagnazione o è la prosecuzione della recessione degli ultimi due anni? A questo punto dell’anno solo questo sembra il dilemma per l’Europa e per l’Italia», si chiede con una vena di ironia Sergio De Nardis, capo economista di Nomisma. E aggiunge: «La produzione industriale è in calo in Italia, Germania, Francia e Spagna. E non è il dato di un singolo mese su cui possono incidere ponti, ferie calendari. È una tendenza che rimane negativa anche facendo la media su più mesi. Di fronte a questa situazione la discussione europea su riforme strutturali in cambio di flessibilità è fuori luogo. La priorità è invece una politica economica espansiva di sostegno della domanda condotta a livello europeo».
È quindi evidente che senza gli strumenti di una seria politica industriale – alleggerimento fiscale, semplificazione della burocrazia, miglioramento del credito e rilancio degli investimenti – ben difficilmente si potrà colmare il divario del 23,5% con il picco di produzione registrato nell’aprile 2008.

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