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«Industria ferma, superati da India e Corea»

di Roberto Bagnoli

ROMA — Continua il pressing di Confindustria per raccontare la crisi delle imprese e del Paese. Non si sono persi solo dieci anni di crescita, come ha denunciato due settimane fa il presidente Emma Marcegaglia, ma anche la ripresa in corso «è troppo lenta e fragile» , con la «produzione industriale ferma ai livelli di un anno fa mentre nel triennio ha cumulato perdite doppie o triple di quella dei nostri concorrenti» . Peggio di noi ha fatto solo la Spagna. La Marcegaglia ha commentato i dati preparati dal suo Centro studi, confermando la stima di Confindustria per una crescita del Pil nel 2011 all’ 1%«troppo bassa per sostenere manovre correttive delle dimensioni necessarie all’Italia» . E invita il governo a «fare anche scelte impopolari» per dare una scossa all’economia. «Abbiamo bisogno di una riforma fiscale — propone il numero uno degli imprenditori— che diminuisca le tasse su imprese e lavoratori e che aumenti di qualche punto l’Iva, l’aliquota sulle rendite finanziarie e intensificare la lotta all’evasione» . La Marcegaglia prende di mira anche l’opposizione, sponsor dei referendum sull’acqua e sul nucleare che, se dovessero passare, significherebbe «un passo indietro di vent’anni» . Ce n’è anche per la Lega protagonista della singolare proposta di trasferire al Nord alcuni ministeri. «Non mi sembra un problema prioritario» , ha commentato secca ricordando che oggi «non sembra esserci piena coscienza nel Paese del ruolo cruciale giocato dalle attività manifatturiere nel generare reddito e occupazione» . Nelle cifre e nelle slide spiegate dal direttore del centro studi Luca Paolazzi, va in onda la gravità della situazione definita «una svolta storica, ci sono variazioni della produzione globale senza precedenti» . Con la Cina che vola in testa arrivando al 21,7%del valore della produzione mondiale (dieci anni fa era all’ 8,3%) mentre gli Usa retrocedono al secondo posto (15,6%dal 24,8%del 2000). L’Italia resta una potenza industriale ma perde e finisce dalla quinta alla settima posizione superata da India e Corea del Sud. Rimaniamo il secondo Paese in Europa dopo la Germania, sottolinea Paolazzi, ma gli emergenti viaggiano a una velocità tale per cui l’anno prossimo dovrebbe superarci anche il Brasile. Peggio di noi hanno fatto la Francia (dal 4 al 3%) e la Gran Bretagna scesa addirittura dal 3,5%al 2. Secondo i calcoli del Centro studi di viale Astronomia per «forza industriale» quella di Lecco è la prima provincia italiana (sessantunesima in Europa) seguita da Modena, da Vicenza e da Bergamo. Milano è sedicesima in Italia e al numero 203 in Europa. Agrigento è l’ultima e in Europa ha la posizione numero 1.223. Corrado Passera, amministratore di Intesa-Sanpaolo, commentando i dati del Csc chiede di «andare a rivedere tutte quelle norme che frenano la crescita delle imprese» e si schiera al fianco della Marcegaglia nel sollecitare una riforma fiscale.

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