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Industria alimentare in crescita dell’8% Margini erosi dal caro materie prime

La ventesima edizione di Cibus, la fiera internazionale del settore alimentare, si è aperta ieri sotto i migliori auspici: la produzione made in Italy chiuderà il 2021 con un fatturato di 154 miliardi di euro, ben l’8% in più rispetto all’anno precedente. Dopo l’exploit dell’export, che si appresta entro dicembre a sfondare il fatidico tetto dei 50 miliardi di euro, questa è la seconda buona notizia per gli operatori di un comparto che si è ritrovato ieri a Parma dopo mesi di pandemia, alla prima grande fiera internazionale non solo per il settore, ma anche per il Paese. Nonostante le 2mila imprese presenti e i 40mila operatori attesi da qui a venerdì, questo Cibus resta un’edizione dimagrita rispetto al solito. Ma tra gli stand, seppur meno affollati, si respira grande voglia di rincontrare clienti e distributori, vecchi e nuovi.«La nostra industria ha ripreso a crescere», ha detto soddisfatto Ivano Vacondio, presidente di Federalimentare, che non solo è grande azionista della manifestazione ma ieri ha anche scelto la fiera di Parma come teatro della sua assemblea annuale, alla quale ha partecipato anche il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi. Poi, però, si è concentrato sulle sfide che attendono il settore. La prima è quella delle materie prime, «che nel nostro comparto – ha detto aprendo l’incontro del pomeriggio, moderato dal direttore del Sole 24 Ore, Fabio Tamburini – sono aumentate dal 35% all’80%. A questo bisogna aggiungere il rincaro del 25% dell’energia elettrica, il costo dei pallet triplicato, quello del trasporto navale più che raddoppiato, così come sono raddoppiati i prezzi degli imballi. Bisogna che anche la grande distribuzione si faccia carico di questi aumenti».Sul tavolo di Cibus Vacondio ha voluto portare anche la questione della sostenibilità: «Non c’è solo quella ambientale, ma anche quella economica e quella sociale».

Una grande alleanza

Sottostante a ogni discorso fatto nei corridoi di Cibus, inutile dirlo, ci sono i fondi che il Pnrr porterà al settore e come verranno distribuiti. Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura, per esempio è preoccupato: «Agosto è stato un mese di discussioni, ora dal governo mi aspetto concretezza. Le aziende vogliono fatti». Anche per questo, Giansanti si dice pronto a costruire «una grande alleanza di tutta la filiera agroalimentare nazionale». Una sirena, questa, che non sembra lasciare indifferente Federalimentare: «Siamo pronti a collaborare con tutto il mondo agricolo, nessuno escluso». Nemmeno Coldiretti, presente quest’anno a Cibus con il suo presidente, Ettore Prandini, che ieri ha avuto anche un incontro privato con Carlo Bonomi. E che si dice ottimista sui fondi del Pnrr in arrivo al settore agroalimentare: «I finanziamenti diretti ammontano per ora a 7 miliardi di euro, ma sommati a quelli indiretti si arriva a 20 miliardi. Mi riferisco ai fondi per le infrastrutture, fondamentali per rilanciare la competitività del cibo made in Italy: non tanto le autostrade, quanto piuttosto nuovi porti, le piattaforme logistiche, l’alta velocità merci. E poi ci sono i piani per le bonifiche, per i bacini idrici, per il fotovoltaico».

I rincari dei prezzi

Sul rincaro dei prezzi al consumatore finale evocato da Federalimentare, però, la Gdo non ci sta: «L’inflazione da costi è una iattura – sostiene il presidente di Coop Italia, Marco Pedroni – ma se aumentassimo i prezzi la domanda interna subirebbe un duro colpo». «E i consumi interni – ha ricordato provocatoriamente Francesco Pugliese, ad di Conad – valgono molto di più dei 50 miliardi di export». L’incognita dei consumi interni preoccupa anche Alberto Frausin, presidente di Federdistribuzione: «Ormai rappresentano il 22% del Pil e scendono da anni. Nonostante la tenuta durante il Covid, siamo ancora sotto i livelli del 2007». Che la sostenibilità sia un tema sul piatto, infine, lo ha ricordato anche Fabio Pompei, ad di Deloitte Italia: «Il 45% dei consumatori è interessato ai prodotti locali e sostenibili, anche a fronte di una spesa più elevata».

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