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Industria 4.0, sgravi per 13 miliardi «Basta con gli incentivi a bando»

Tredici miliardi da qui al 2020. Tanto stanzierà il governo per supportare la quarta rivoluzione industriale. Quella che porterà le aziende italiane a digitalizzare i processi produttivi. Anche alle imprese toccherà fare la loro parte. Tornando a investire. Il governo si aspetta che le nuove misure mobilitino in quattro anni investimenti aggiuntivi per 24 miliardi, di cui 10 già dal 2017.

Il piano del governo per industry 4.0 è stato presentato ieri a Milano dal ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda. A concludere i lavori il premier Matteo Renzi che a suo modo ha sfidato le imprese. Il messaggio è stato il seguente: «Dal 2017 le misure saranno in campo e allora toccherà agli imprenditori dimostrare di saper cogliere l’opportunità».

Le misure più sostanziose del pacchetto industry 4.0 sono l’introduzione di un iperammortamento ad hoc al 250% per gli investimenti sulla digitalizzazione delle imprese e un credito d’imposta per la spesa in ricerca e innovazione che passa dal 25 al 50% (ma solo sugli investimenti che eccedono i livelli medi degli ultimi tre anni). Inoltre è prevista la proroga del superammortamento al 140% già previsto nella Stabilità 2016. E vengono introdotte detrazioni fiscali al 30% per gli investimenti fino a un milione di euro in piccole e medie imprese innovative.

Dei 13 miliardi mobilitati in quattro anni poco meno di uno (0,9 per la precisione) entrerà nella Stabilità 2017 sotto forma di rifinanziamento del fondo centrale di garanzia per le imprese.

Un obiettivo cruciale del piano è la creazione di centri a supporto delle imprese che puntano su industry 4.0. I livelli sono due. Alle università toccherà creare dei «competence center» dove gli imprenditori potranno vedere le applicazioni concrete delle nuove tecnologie. Quali università? Non tutte. I poli scelti sono i politecnici di Milano, Torino e Bari, gli atenei di Bologna e Napoli, la scuola superiore Sant’Anna di Pisa e gli atenei del Veneto consorziati in un unico polo. Poi ci saranno dei «digital innovation hub», in pratica sportelli più ramificati sui territori promossi dalle associazioni delle imprese e dalle Camera di Commercio.

Il ministro Calenda ha sottolineato come volutamente il governo abbia deciso di non scegliere più la strada dei fondi messi a bando su precisi obiettivi. Ora le misure devono ancora essere scritte nero su bianco nella legge di Stabilità, un passo però ieri è già stato compiuto. Si è tenuta infatti la prima riunione della cabina regia di Industry 4.0. In cui sono stati coinvolti anche i sindacati.

Rita Querzé

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