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Indizi di ripresa, cresce anche il gettito Iva

Le entrate tengono il passo con l’accelerazione della ripresa certificata dalla Banca d’Italia la settimana scorsa. È l’Iva, la tassa sulle compravendite, che indica un quadro in movimento: secondo i dati pubblicati ieri dal Mef, gli incassi dello Stato nei primi cinque mesi di quest’anno sono cresciuti del 4,3 per cento. Un incremento dovuto a maggiori scambi interni e maggiori importazioni, oltre alla lotta all’evasione messa in atto con i nuovi criteri di fatturazione per chi vende alla pubblica amministrazione. Il dato dell’Iva supera la crescita del Pil nominale, cioè del Pil che comprende anche l’inflazione, che le ultime stime del governo pongono al 2,3 per cento per il 2017. Non va trascurato, se si vuol tastare il polso dell’economia, l’aumento del gettito Ires, la tassa sul reddito delle società, che ammonta al 16,3 per cento.
L’altro dato che sembra in sintonia con le recenti stime di Fmi, Confindustria e Via Nazionale, riguarda le entrate contributive, cioè quello che si versa all’Inps per garantirsi la pensione. Più occupati, più ore di lavoro e alcuni contratti firmati dovrebbero influenzare il dato che nei primi cinque mesi dell’anno, secondo quanto pubblicato ieri, hanno segnato un incremento del 2,2 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
La crescita totale dell’intero sistema-Italia, tra tasse vere e proprie e contributi, segna un rialzo dell’1,7 per cento. Ritmo adeguato se si pensa che l’Irpef, vero e proprio pilastro del nostro apparato fiscale (è la prima voce, seguita dall’Iva), ha segnato una crescita dell’1,6 per cento, che va letta considerando che ci sono state misure di riduzione delle tasse sulle pensioni che “limano” il gettito. Del resto sul dato generale che riguarda la partita “tasse” bisogna considerare che c’è un calo del gettito delle imposte locali, peraltro giunto ai massimi negli ultimi anni: l’Irap è scesa di 5,1 punti (per via dell’aumento della detrazione del costo del lavoro).
Naturalmente ciò non significa che tutti i problemi di gettito siano risolti: ad esempio sembrerebbe segnare il passo l’operazione voluntary disclosure-bis (rientro agevolato dei capitali dall’estero): il governo aveva quantificato entrate per 1,6 miliardi, prevedendo 27 mila domande da parte dei contribuenti che avrebbero dovuto riportare in Italia i capitali detenuti all’estero. Secondo quanto riportato dal Sole24Ore, a soli 15 giorni dalla chiusura del termine, il numero di istanze presentate ammonta soltanto a 6 mila, con il rischio di un perdita di incasso di circa un miliardo di euro.

Roberto Petrini

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