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Indizi di reato, verbali a utilizzo ridotto

Anche nel corso di un controllo fiscale devono essere assicurate al contribuente le garanzie difensive previste dal codice di procedura penale nel momento in cui emergono indizi di un reato tributario. In caso contrario le risultanze del processo verbale di contestazione (Pvc) non sono utilizzabili nel procedimento penale.
È questo ormai l’orientamento consolidato della Suprema corte penale, epresso nella recente sentenza 4919/2015 della III sezione: la pronuncia appare particolarmente importante, dal momento che nella pratica queste prescrizioni raramente vengono osservate dai verificatori (nell’articolo a destra l’elenco delle garanzie da rispettare).
La normativa di riferimento
Nel corso di controlli fiscali – eseguiti dalla GdF, dall’agenzia delle Entrate oppure delle Dogane – può verificarsi che emergano indizi di violazioni costituenti reato (di norma tributario). Accade, ad esempio, nell’ambito di un accertamento sull’emissione oppure sull’inserimento in dichiarazione di fatture false, oppure in caso di omessa presentazione della dichiarazione o dichiarazione infedele. In tutti questi casi le contestazioni mosse dai verificatori possono superare determinati importi, e quindi le soglie penalmente rilevanti.
A questo proposito, laddove nel corso di attività ispettive o di vigilanza previste da leggi o decreti emergano indizi di reato, gli atti necessari per assicurare le fonti di prova e raccogliere quant’altro possa servire per l’applicazione della legge penale sono compiuti in osservanza delle disposizioni del Codice di procedura penale (articolo 220 delle disposizioni di attuazione, coordinamento e transitorie).
In particolare, la norma fa riferimento a «indizi di reato». Pertanto, l’obbligo previsto si perfeziona in un momento antecedente al manifestarsi della comunicazione di notizia di reato al pubblico ministero. Quest’ultimo, infatti, si pone in relazione a una fattispecie criminosa sufficientemente determinata nei suoi principali elementi oggettivi, anche se non nel dettaglio. Invece, di fronte a un indizio di reato si presuppone la possibilità di desumere l’esistenza di un reato sulla base di uno o più fatti già rilevati (alle medesime, conclusioni giunge anche la circolare GdF 1/2008 sull’attività di verifica fiscale).
La giurisprudenza
La recentissima sentenza 4919/2015 conferma in buona sostanza un orientamento che ormai può ritenersi consolidato in seno alla Suprema corte. Secondo i giudici di Cassazione, qualora emergano i predetti indizi di reato nel corso del controllo, occorre procedere secondo le modalità previste dall’articolo 220 del Codice di procedura penale. In caso contrario, la parte del documento redatta successivamente, non può assumere efficacia probatoria, e quindi non è utilizzabile (Cassazione 6881/2009).
I giudici di legittimità hanno poi precisato che la norma si applica per i reati tributari anche se l’eventuale superamento delle soglie di punibilità può essere riscontrato solo verificando i risultati complessivi dell’accertamento. L’osservanza dell’articolo 220, infatti, è connessa all’emersione di indizi di reato e non della prova del delitto. È sufficiente che vi sia una concreta probabilità che il reato sia stato integrato.
A questo proposito, in relazione al frequente caso di reati collegati al superamento della soglia di punibilità, la circolare citata della GdF giunge a conclusioni differenti rispetto alla pronuncia di legittimità. Infatti, secondo la GdF non si può configurare un «indizio di reato» solo perché, teoricamente, potrebbero essere superate le soglie; ma soltanto la compiuta verifica, in concreto, del loro superamento, permette di ritenere integrata, immediatamente e istantaneamente, la relativa fattispecie delittuosa.
Da segnalare, infine, la pronuncia delle Sezioni unite (sentenza 45477/2001), secondo cui non è necessario che gli indizi di reato emersi siano soggettivamente orientati sulla persona verificata affinché scatti il meccanismo garantistico di equiparazione del procedimento amministrativo a quello penale previsto dall’articolo 220. È sufficiente, invece, l’emersione in termini meramente oggettivi di indizi di reato, cioè non già di elementi indicati come prova indiretta (articolo 192, comma 2, del Cpp) ma di semplici dati indicativi di un fatto apprezzabile penalmente.
La prassi
Non sempre i verificatori osservano tali accorgimenti. In genere, si tende a far coincidere l’emersione degli indizi di reato o del fatto penalmente rilevante l’ultimo giorno del controllo, quando viene redatto il Pvc, cioè quando tutta l’attività di controllo è terminata. Di fatto, quindi, le garanzie difensive assicurate dal Cpp (si veda l’articolo a destra) non vengono osservate, partendo dal presupposto che riguarderebbero un’attività svolta precedentemente l’emersione degli indizi. Provando, però, che questi ultimi erano già emersi in precedenza, gli esiti dell’attività diventano inutilizzabili nel procedimento penale.

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