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Indice Pmi, la Germania frena l’Europa

L’indice composite tedesco segna il dato più basso degli ultimi 15 mesi, i servizi ai minimi da 37 mesi
La locomotiva tedesca rallenta ponendo altri problemi sul tavolo della Cancelliera Angela Merkel, mentre l’Irlanda e la Spagna vanno ai massimi da due mesi e la Francia tocca il record da dieci mensilità. «Ad agosto,l’economia dell’eurozona ha continuato ad espandersi ad un ritmo stabile. Tuttavia, il tasso di incremento è sceso ai minimi su 19 mesi, soprattutto a causa di un più lento tasso di espansione in Germania». L’indice Markit Pmi sulle aspettative dei responsabili degli acquisiti incassa il dato più basso tedesco degli ultimi 15 mesi registrando 53,3 punti dai 55,3 di luglio. L’Italia con il 51,9 è ai minimi da tre mesi.
Ma è sulla Germania che si concentra la preoccupazione dei mercati. «I dati Pmi nazionali hanno mostrato che il rallentamento è principalmente legato alla più debole crescita economica tedesca, il maggior paese dell’eurozona, dove la produzione ha indicato il tasso più lento di incremento in 15 mesi», spiega Markit sulle previsioni dei responsabili acquisti raccolti tra il 12 e il 25 agosto. Ma se Berlino ha la tosse è l’Eurozona a rischiare la polmonite. A preoccupare è l’indice relativo ai servizi tedeschi che incassa addirittura il peggior risultato degli ultimi 37 mesi, a quota 51,7 punti dai 54,4 di luglio. Le attese indicavano 53,3 punti. Come mai questa débacle?
«Tra i quattro maggiori membri dell’eurozona, le prestazioni della Spagna restano le migliori con il Pmi che mostra un altro trimestre di crescita dello 0,7%, nonostante il rallentamento del manifatturiero – ha detto Chris Williamson, capo economista presso Markit -. Italia e Francia stanno indicando tassi di espansione modesti del solo 0,1-0,2%, sebbene sia incoraggiante assistere al recupero della Francia dalla stagnazione del secondo trimestre. La fonte di principale preoccupazione resta il rallentamento tedesco, con un Pmi che indica il rischio di un’ulteriore rallentamento del Pil, sfiorando appena lo 0,3% nel terzo trimestre».
Più cauto Marco Valli, capo economista per l’eurozona di UniCredit secondo cui «il forte deterioramento del Pmi dei servizi in Germania è di difficile interpretazione, sia perché si tratta di un movimento in controtendenza rispetto a quello nei principali paesi della zona euro, sia perché si è verificata una forte revisione al ribasso della stima preliminare, il che lascia presagire un deciso rallentamento nella parte finale del mese scorso. Unitamente alla discesa dell’Ifo, si tratta di un segnale che suggerisce una perdita di slancio, ma riteniamo che il deterioramento di ieri tenda a sovrastimare l’entità della possibile decelerazione in corso».
Più pessimista l’economista di Markit, Williamson, che si è posto la domanda anche di quali effetti avrà il dato in Bce. «I dati dell’indagine – ha spiegato Williamson – sostengono l’idea che la Bce non ha intenzione di aspettare di fornire ulteriori stimoli all’economia. Ciò spinge ancora di più i responsabili delle politiche finanziarie ad agire a fine settimana, dando così supporto alla fiducia sia sulle prospettive dell’economia sia sulla capacità della banca di mantenere il target d’inflazione, persino se verrà fatto con la semplice estensione del programma di Qe».
L’Eurozona comunque sta ripartendo grazie alle politiche monetarie della Bce e alle riforme strutturali di quei Paesi come Spagna e Irlanda che le hanno varate e ora ne raccolgono i frutti. Secondo Eurostat il Pil dell’eurozona è cresciuto nel primo e secondo trimestre 2016 rispetto al periodo precedente dello 0,6% e 0,3% con una media di crescita dello 0,45% per cento nel semestre, quasi il doppio di quanto registrato dagli Usa con uno magro 0,2% e 0,3% nel primo e secondo trimestre dell’anno e una media semestrale di appena lo 0,25 per cento. Un piccolo segno, ma significativo.

Vittorio Da Rold

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