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Indennizzo Etruria & co. frena il decreto banche il governo rinvia ancora

ROMA.
La definizione dei criteri per indennizzare i risparmiatori delle quattro banche fallite a novembre si sta rivelando molto più complessa di quanto preventivato dal governo. E questa impasse – «tecnica, non politica», spiegano dal Mef – di fatto ha zavorrato l’intero decreto legge sulle banche, annunciato da tempo, previsto per oggi e slittato ancora una volta al Consiglio dei ministri della prossima settimana.
I capitoli del provvedimento sono in realtà quattro: la riforma delle Banche di credito cooperativo, un anticipo della riforma fallimentare, la bad bank leggera e appunto gli indennizzi. Quattro ambiti su cui Palazzo Chigi vuole intervenire in modo congiunto e con uno strumento d’urgenza, quale il decreto legge. Non facile, visti i temi. E a rischio bocciatura dei mercati, sull’ottovolante da settimane. «Non vogliamo che questo intervento sia offuscato dalla volatilità di Borsa, anche se tutte le banche del mondo sono sotto attacco, non solo quelle italiane », conferma Filippo Taddei, responsabile economico del Pd e consigliere del premier.
I mercati agitati però spiegano solo in parte lo slittamento. E anche il viaggio del presidente della Repubblica Mattarella negli Stati Uniti (quindi fuorisede e non in grado di controfirmare il testo) pare una giustificazione formale. In realtà l’inciampo è tutto nei criteri per ristorare in tutto o in parte gli obbligazionisti azzerati di Banca Etruria, Banca Marche, CariFerrara e CariChieti. Qui la quadra giuridica non si trova. Mentre invece gli altri tre pezzi del decreto sembrano a buon punto. La riforma Bcc è praticamente pronta: le banche cooperative avranno 18 mesi di tempo per aderire ad un gruppo con una holding da almeno un miliardo di capitale. Anche lo stralcio delle norme sulle procedure concorsuali (se ne occupa il ministero della Giustizia) procede spedito, con l’intento di velocizzare i tempi di recupero dei crediti. Così pure la messa a punto della Gacs, la nuova garanzia pubblica sulle sofferenze bancarie senior (quelle con maggiori chance di rientro), non sembra impensierire i tecnici.
La nota dolente è tutta nelle procedure di rimborso a cui l’Anac di Cantone dovrà attenersi nel corso degli arbitrati. Il governo non vuole stralciare questa parte, ma intervenire una sola volta sulle banche e con tutti i tasselli a posto. Ecco perché l’ennesimo slittamento. Ieri il ministro dell’Economia Padoan ha ribadito che il sistema bancario italiano è «solido». E che la reazione dei mercati «non è commisurata alla reale situazione degli istituti di credito». Laddove le sofferenze nette non sono 201 miliardi, ma 88 miliardi (perché già svalutate). E «a questa esposizione corrisponde un livello di garanzie superiore al livello europeo».
Per quanto riguarda il bail-in, le nuove norme europee sui salvataggi bancari, Padoan per la prima volta ammette che «occorre una fase transitoria», durante la quale «aumentare la consapevolezza dei risparmiatori e la vigilanza».
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