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Indennizzi e recupero crediti, ultimi ritocchi

ROMA
Il ministro dell’economia Pier Carlo Padoan lo aveva annunciato da Washington. «All’inizio della settimana prossima saranno approvati decreti per ridurre i tempi del recupero crediti e per regolare i rimborsi». È quindi in arrivo, probabilmente domani, subito prima della partenza del premier Matteo Renzi per Città del Messico e New York, un decreto-legge a due stadi entrambi di grande rilievo per il settore del credito e per i risparmiatori. Il testo Mef-Giustizia è in attesa del via libera di Palazzo Chigi per approdare al Consiglio dei ministri.
Da un lato infatti vedrà la luce il necessario complemento, messo a punto dal governo, rispetto all’intervento che il sistema finanziario italiano ha costruito su base volontaria per garantire il buon esito degli aumenti di capitale in gestazione e per dare uno stimolo allo sviluppo di un mercato delle sofferenze. Come hanno spiegato nei giorni scorsi agli investitori d’oltreoceano Padoan e il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, il problema delle sofferenze delle aziende di credito italiane non va enfatizzato in quanto dai 200 miliardi di sofferenze lorde si scende a 80 miliardi di netto, se si considerano gli accantonamenti già iscritti a bilancio.
Inoltre, a fronte degli 80 miliardi ne esistono 80 di garanzie reali e altri 40 di garanzie personali. Oggi i tempi per escutere le garanzie in Italia, tuttavia, sono lunghi (si parla di sei-sette anni). Ebbene se, attraverso una riforma delle procedure fallimentari, si riuscisse ad accorciare di qualche anno la lunghezza delle procedure di recupero crediti, il valore di mercato dei crediti deteriorati risalirebbe rapidamente, tendendo a convergere verso quelli che sono gli attuali valori di libro delle sofferenze bancarie (più o meno il 40 per cento). È stato infatti calcolato che, nel complesso, per ogni anno di riduzione dei tempi di recupero delle garanzie, lo scarto tra prezzo di offerta e prezzo di domanda si ridurrebbe di circa il 10 per cento. Dunque il provvedimento in gestazione completerà sotto il profilo regolamentare l’azione del fondo Atlante, che avrà per oggetto, come si sa, prevalentemente la gestione delle sofferenze cartolarizzate di tipo “junior”.
L’azione del governo è quindi concentrata sullo smaltimento dei crediti deteriorati delle imprese bancarie. Ma, secondo quanto ha affermato ieri nel corso della sua audizione parlamentare il direttore generale dell’Abi, Giovanni Sabatini, «il processo è ancora in corso e dovrebbe essere accompagnato dalla rimozione di ulteriori ostacoli fiscali che tuttora possono essere di intralcio». Le norme già adottate dal governo tra cui gli interventi di natura fiscale sull’iscrizione in bilancio delle relative perdite «hanno creato le premesse per il superamento del fenomeno» delle sofferenze, ha osservato ieri Sabatini. Tuttavia l’Abi pone l’attenzione, in particolare, sulla normativa che riguarda le cartolarizzazioni, che «soffre del mancato ammodernamento sul piano tributario, lasciando spazio ad incertezze interpretative che potrebbero compromettere l’attivazione di nuove operazioni, oggi considerate nodali per le operazioni di pulizia dei bilanci».
Ma il provvedimento ormai prossimo al varo dovrebbe contenere anche una soluzione concreta dopo cinque mesi dal salvataggio di Banca Etruria, Banca Marche, CariFerrara e CariChieti, per gli indennizzi ai risparmiatori penalizzati dal decreto salva-banche di novembre e dovrebbe in primo luogo aumentare la cifra complessiva prevista inizialmente, garantendo a chi ha un reddito basso un pagamento automatico. Le risorse stanziate dovrebbero essere pari a circa 300 milioni, il triplo rispetto ai 100 previsti inizialmente. Una cifra in grado di garantire un ristoro alla maggior parte degli oltre 10.500 risparmiatori coinvolti. L’incremento della dotazione dovrebbe essere accompagnato da una procedura automatica per risarcire le persone con un reddito basso (con una soglia intorno ai 20mila euro). Per tutti gli altri invece c’è la possibilità di percorrere la strada dell’arbitrato gestito dall’Anac (l’authority anticorruzione), che esaminerà ogni singolo ricorso e deciderà se ci sono i presupposti per restituire i soldi.

Rossella Bocciarelli

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